domenica 25 settembre 2011

26 settembre- Giornata Europea delle Lingue

Articolo tratto da Agorà Magazine (http://www.agoramagazine.it)

Ricorrenze

domenica 25 settembre 2011 di Domenico Esposito

Il 26 settembre si celebra la Giornata Europea delle Lingue. L’ha proclamata, il sei dicembre del 2001, il Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione europea. Il motto, fin dalla prima edizione, è alquanto elaborato, ma rende senza mezzi termini l’idea: “Celebrare la diversità linguistica, il plurilinguismo, l’apprendimento delle lingue lungo tutto l’arco della vita”.

In realtà, l’annuale appuntamento che si danno idealmente i 45 Paesi coinvolti è orientato al confronto con la ricchezza del patrimonio linguistico e culturale europeo. Si può anche affermare - senza timore di smentita – che la circostanza costituisce una buona occasione per rammentare agli europei che le numerosissime lingue parlate, nessuna esclusa, costituiscono la risorsa culturale. Anzi, diremmo meglio la “radice”. Ragione per cui è legittimo, anzitutto da parte dell’Unione europea, pretendere che il patrimonio comunitario sia conosciuto, sia valorizzato, sia promosso. E, detto fatto, giunge notizia della organizzazione di numerosissimi eventi, destinati a raggiungere gli 800 milioni di europei dei Paesi promotori. Notizia sufficiente a dare l’impressione netta di un entusiasmo condiviso, proprio allo scopo di dare corpo al Decimo Anniversario.

D’altra parte, l’Unione europea dà la possibilità di verifica a quanti vorranno visitare il sito: http://edl.ecml.at/Default.aspx . Quale ulteriore, permanente contributo alla divulgazione del tema di cui ci occupiamo, il Consiglio d’Europa ha annunciato il lancio, nella ricorrenza del 26 settembre prossimo, di un nuovo sito del Portfolio Europeo delle Lingue: www.coe.int/portfolio. Fuori dall’àmbito celebrativo, è importante richiamare l’attenzione del lettore sul fine ultimo: gli europei vanno stimolati ed incoraggiati ad imparare le lingue “altre”. Perché? La risposta è datata febbraio 2006 ed è agli atti dell’Eurobarometer speciale nr. 243. Il documento è riferito ad un sondaggio europeo volto a stabilire il rapporto tra “Gli europei e le loro lingue”. All’epoca la ricerca fu estesa ai 25 Paesi aderenti. I ricercatori come primo soddisfacente risultato, constatarono che addirittura il 56 per cento dei cittadini europei “parla una lingua diversa dalla propria lingua madre”. Le domande successive, di verifica, consentirono una seconda positiva constatazione: “il 28 per cento padroneggia due lingue straniere, il 38 per cento sa l’inglese, il 14 per cento sa il francese o il tedesco”. Ne è emerso uno spaccato, affidato alla storia: “Il tipico europeo che parla più lingue è uno studente, un manager o è nato in un Paese la cui lingua è diversa da quella dei genitori”. Sufficiente notazione che ha consolidato l’idea di dover insistere. Soprattutto allo scopo di non trascurare la decisione adottata, sempre dal Parlamento Europeo, il 14 febbraio 2002, a conclusione del vertice di Barcellona. Considerata punto di partenza della politica multi linguistica, si riallaccia all’articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che garantisce il rispetto della diversità linguistica. Peraltro, la risoluzione insiste sugli aspetti più delicati del tema al punto E) e considera obiettivi principali dell’anno europeo delle lingue, tra l’altro, testualmente: “portare all’attenzione del pubblico più vasto possibile i vantaggi che procurano le competenze multilinguistiche in quanto elemento essenziale dell’evoluzione personale e della comprensione interculturale, incoraggiare l’apprendimento delle lingue lungo tutto l’arco della vita da parte di tutti coloro che risiedono legalmente negli Stati membri, indipendentemente dalla loro età, origine o grado di scolarizzazione e raccogliere e diffondere informazioni sull’insegnamento e l’apprendimento delle lingue”.

Inoltre, la risoluzione in esame rafforza il proprio convincimento circa la necessità di intervenire in modo energico, laddove “ritiene che l’Unione europea abbia la responsabilità di sostenere gli Stati membri e i Paesi candidati nello sviluppo delle loro culture e nella protezione delle diversità linguistiche esistenti al loro interno”. Fermezza, infine, necessaria, ove si consideri che si parlano circa 225 lingue indigene in Europa – il 3% delle lingue mondiali. La maggior parte di esse è di origine indoeuropea. Inoltre, con l’arrivo di immigrati e rifugiati essa ha accresciuto il suo multilinguismo. Nella sola Londra si parlano 300 lingue.

In termini molto pratici, poi, va posta attenzione all’investimento di più di 30 milioni di euro all’anno per promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica tramite i programmi Socrates e Leonardo da Vinci, una politica iniziata con il pionieristico programma Lingua, nel 1990. Tra le numerosissime attività italiane, assumerà un significato marcato la manifestazione che è annunciata a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. I giovani universitari dell’Università di Firenze hanno deciso di costruire una “Bandiera Mondiale delle Lingue e dei Dialetti” di 150 metri quadrati, durante due giornate di workshop (24 e 25 settembre) organizzate nel cortile della Residenza Universitaria Calamandrei di Firenze (viale Morgagni 51), dalle ore 11 alle ore 18,00.

La “Bandiera Mondiale delle Lingue e dei Dialetti” sarà esposta in Piazza Dante, simbolo di una città multicolorata che accoglie, conosce e incontra, dalle ore 12 alle ore 18 del 26 settembre. Tutti sono invitati a tenerla sospesa e a portare un bicchiere di vetro per poter gustare insieme un aperitivo a fine serata. La Piazza vuole essere - per i giovani universitari - una cassa di risonanza delle istanze di convivenza e di Cultural Sharing, sopratutto in questo momento storico di respingimenti e recinti culturali.

sabato 9 luglio 2011

Global English: “progresso”o colonizzazione linguistica?

Articolo tratto dal sito dei Radicali italiani (http://www.radicali.it)
Articolo durissimo, eccessivo, col finale discutibile, ma fa riflettere.

Dalla Rassegna stampa

Il programma "Report" di Milena Gabanelli è molto seguito: è curato e viene visto da molti come un esempio di giornalismo inflessibile e con la schiena dritta. Proprio per questo è ammirato anche dai più giovani, che sono ormai abituati a identificare ciò che vedono a "Report" con la denuncia di quello che avviene nel cosiddetto "Paese reale", raramente rappresentato nel plastico audiovisivo della tivù di Stato. Purtroppo, la scelta di Milena Gabanelli, in polemica con i tagli della Gelmini ai docenti d'inglese e voglio credere del tutto in buona fede di ospitare Peter Sloan perché il pubblico giovane e non solo possa abbeverarsi alla fonte magica dell'anglofonia, crea una rappresentazione distorta della realtà, per almeno due buone ragioni. Innanzitutto, Mariastella Gelmini ha introdotto il Clil (sarebbe meglio "kill"), Content and Language Integrated Learning, che consiste nell'insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche. Delle oltre 9.000 domande pervenute per il Clil al Miur, tutte le lingue diverse dall'inglese rappresentano il 14%: i nostri figli hanno davvero bisogno di altro inglese? Rischiano semmai di andare in overdose. Non sarebbe il caso di preoccuparsi per i docenti di altre lingue straniere, o della tenuta dell'italiano visto che gli studenti impareranno parole che dovrebbero conoscere nella propria lingua madre solo in inglese, in un paese in cui, secondo i dati della Commissione Ue, un quindicenne su cinque è semianalfabeta?

E poi, il Ministro ha anche inserito l'obbligo, per i docenti di qualsiasi disciplina, di certificare un livello B2 del Quadro di riferimento europeo (pari al più noto First Certificate), sempre in lingua inglese. Il provvedimento è anticostituzionale e va contro le norme in materia di diritto del lavoro, perché per i precari non è prevista alcuna formazione e dovranno pagarsi da soli corsi privati per poter accedere all'abilitazione. La Flc-Cgil ha infatti scritto con noi dell'Era una lettera al Capo dello Stato, l'anno scorso. Questo, ovviamente, senza contare l'assurdità di dover conoscere l'inglese per insegnare lo spagnolo. C'è da aggiungere che chi guarda il programma è abituato a identificare i servizi con la denuncia di un Paese che di solito non vede raccontato: di conseguenza, è automatico per il pubblico associare il dolce paternalismo di Peter Sloan che ferma gli italiani, dimostrando il loro scarso livello d'inglese con il simpatico piglio con cui Kipling salutava gli indiani, con la rappresentazione di un piccolo scandalo, vale a dire la denuncia che gli italiani non conoscono abbastanza la lingua inglese. Ciò non toglie che la Gabanelli non ha torto sui tagli ai docenti d'inglese, che nel Lazio hanno raggiunto il 78%. La questione però è molto più complessa di come "Report" e Peter Sloan la stanno ponendo, ed è probabile che il solo risultato che le lezioncine d'inglese possano ottenere sia quello d'incrementare le vendite e le richieste d'arretrati delle stesse presso il Gruppo Espresso. (È consigliabile ritenere l'esordio di Sloan a "Report", nella tivù di Stato pagata con i soldi di tutti, nello stesso periodo dell'uscita in edicola di "Speak now" con l'Espresso una coincidenza fortuita attribuibile solo ed esclusivamente al Fato, con quel tocco di giansenismo cui non può rifiutare di aprirsi neanche il cuore più refrattario al chiarore della Provvidenza divina).

Il genocidio linguistico che il GlobalEnglish sta creando nel mondo (più della metà delle lingue si estingueranno entro il secolo) è dovuto in parte agli interessi delle superpotenze anglofone, in parte anche ai governi dei singoli Stati che fanno della lingua inglese uno strumento per risolvere problemi nazionali in modo miope o, più spesso, per mantenere condizioni di potere e di sfruttamento sociale ingiuste e altrimenti non mantenibili. In Corea del Sud, per esempio, c'è chi vorrebbe l'inglese come lingua ufficiale di un paese quasi interamente monolingue coreano: recenti studi hanno messo in luce il legame tra l'imposizione dell'inglese e la cristallizzazione di sistemi di potere interni alla nazione (vedi "English as an official language in South Korea - Global English or social malady?", Jae Jung Song, University of Otago). Da noi in Italia, il governo degli spot e dei proclami sta utilizzando l'inglese per tutti come uno specchietto per le allodole, che serve a mascherare una politica di tagli all'istruzione e d'incapacità nella gestione e risoluto- ne del fenomeno del precariato.

Le ingiuste discriminazioni verso i docenti di seconda lingua e l'auto-subordinazione della lingua nazionale a quella di un paese estero non faranno che incentivare il livello di marginalizzazione della nostra lingua nel mondo e nel nostro stesso Stato, mentre questo regime monolingue anglofono scoprirà presto la realtà di maestri formati con poche ore settimanali e non adatti, come loro stessi spesso sostengono, all'insegnamento dell'inglese, messi lì a coprire i licenziamenti dei veri insegnanti d'inglese.

Tutto questo crea un futuro di giovani con una padronanza scarsa della propria lingua madre, poca conoscenza delle altre lingue e un'infarinatura sgrammaticata di lingua inglese che può, nel migliore dei casi, essere inutile, e nel peggiore aumentare la percentuale di bambini dislessici. Il prof. Robert Phillipson, uno dei massimi esperti di lingue nel mondo e autore de L'Imperialismo linguistico, ha definito "orribile» la situazione italiana e ha scelto d'intervenire all'Assemblea nazionale per la democrazia linguistica organizzata dall'Associazione radicale "Esperanto" lo scorso 28 maggio.

Questo è ciò che andrebbe denunciato. Il modo in cui il programma sta affrontando il problema, oltre che semplicistico, è fuorviante: si mostra come uno scandalo la scarsa conoscenza degli italiani dell'inglese, mentre Sloan fa un uso dell'italiano talmente osceno che dovrebbe essere vietato nella fascia protetta. Nessuno osa però farlo notare, in quanto lui è il detentore della lingua dominante e, benché sia lui a essere in Italia, sono gli italiani che dovrebbero parlare come lui. La Gran Bretagna ha infatti abolito dal 2004 lo studio della lingua straniera obbligatoria, mentre a noi tocca sapere l'inglese per insegnare italiano in Italia, i nostri figli impareranno in inglese la geografia e la sera, a "Report", si fa lezione d'inglese. Resta da chiedersi perché gli italiani tollerino questa forma di oppressione linguistica. Il problema è che a volte le situazioni politiche più insopportabili generano un'insofferenza che rende invivibile l'esistenza dei popoli oppressi: questa insofferenza, pur accompagnando di solito le condizioni peggiori in cui un essere umano possa trovarsi nel presente, è spesso madre di grandi rivoluzioni future: è difficile, al contrario, che qualcuno si ribelli senza una forte consapevolezza e spinta emotiva. L'accettazione passiva di comportamenti oppressivi o condizioni di disuguaglianza nasce proprio dalla mancanza di una coscienza politica. Le grandi dittature, come quella cinese, sono colpevoli di aver punito in ogni modo le manifestazioni di libero pensiero; certe democrazie, come la nostra, sono colpevoli di aver permesso il libero pensiero lavorando con ogni mezzo perché non nascesse mai. Così, mentre l'insofferenza per l'oppressione, pur essendo atroce, è quantomeno fertile e alla lunga genera figli forti, in grado di abbattere la dittatura-padre che li ha generati, lo spleen occidentale, creato ad arte tra distrazioni, propaganda e disinformazione, purtroppo, è sterile, e costituisce di fatto una polizza a vita per qualsiasi forma di regime.

Le persecuzioni verso la lingua dei tibetani hanno spinto questi ultimi a mobilitarsi e hanno generato l'indignazione della comunità internazionale. Gli occidentali adorano indignarsi, perché è un'attività che ha il pregio di fornire una considerevole distrazione poco impegnativa e ancor meno costosa. Per cambiare le cose in casa propria, invece, bisogna informarsi e attivarsi, due verbi che tendono a essere accompagnati dai sostantivi "fatica" e "sudore". Ecco perché c'è la fila per l'indignazione verso l'oppressione linguistica della lingua Han sul tibetano e nessuno invece si muove per l'imposizione dell'inglese sull'italiano e le altre lingue comunitarie. Trattandosi di un'imposizione subliminale, anziché palese, non solo non viene contestata, ma si regge in buona parte sul sostentamento e l'adesione dei singoli individui, che sacrificano volentieri la propria lingua a quella di Albione visto che formalmente nessuno li costringe a farlo.

Immaginiamo per un attimo che l'obbligo della certificazione del livello B2 d'inglese per insegnare italiano, oppure la docenza in inglese di materie non linguistiche, misure previste dalla Riforma Gelmini, fossero state sancite da una dittatura anglofona ufficiale. Assisteremmo a svariate forme di resistenza, ribellione e, naturalmente, indignazione difficili da contenere. Non essendo così, l'Italia pullula invece di sostenitori dell'inglese dappertutto e per tutti. Dietro questa scusa, la Gelmini sta tagliando posti di lavoro e incentivando il precariato con misure demenziali: eppure tutti lo sostengono, perché, come fosse una nuova religione, suona ridicolo anche solo contestare l'inglese, figurarsi manifestare contro l'imposizione dell'inglese.

Non è ridicolo, però, manifestare contro l'imposizione del cinese. Questo è strano, perché se si fa un confronto fra le lingue che sta uccidendo l'espansione incontrollata del global english e quelle invece minacciate dal cinese, il paragone è semplicemente inesistente. Se, in base a stime ottimistiche, più del 50% delle lingue del mondo rischia di estinguersi entro il secolo, è principalmente a causa dell'uso estensivo dell'inglese e della sua imposizione a livello internazionale; il cinese è un problema per ben poche lingue, fra cui il tibetano. Quindi perché le manifestazioni contro l'apprendimento forzato del cinese suonano logiche e quelle contro l'apprendimento forzato dell'inglese no? È ovvio: perché l'inglese è democratico. Non è mica la lingua di un regime che non rispetta i diritti umani. Così dicono, almeno. Provate ad andare a Guantanamo, però.

sabato 2 luglio 2011

Tante lingue, un solo paese: ecco l'Italia unita dalle minoranze

Articolo tratto da "Affari italiani" (http://affaritaliani.libero.it)

di Bianca Della Valle

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA NAZIONALE DELLE MINORANZE LINGUISTICHE STORICHE IN ITALIA

Albanese, catalano, germanico, greco, sloveno, croato, francese, francoprovenzale, friulano, ladino, occitano e sardo. Nel nostro paese si parlano, e sono tutelate dalla legge, queste 12 lingue minoritarie. Per riflettere sul loro ruolo il 2 luglio si svolgerà a Ceresole Reale, un comune francoprovenzale nel Parco del Gran Paradiso, la Giornata Nazionale delle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia. Organizzata dalla provincia di Torino, alla manifestazione parteciperanno le 35 province e le 14 regioni arricchite dalla presenza sul loro territorio delle minoranze linguistiche storiche. Tra gli ospiti Mario Martone, il regista di "Come eravamo", film su un’Italia risorgimentale composita e vista da Sud, e il linguista Sergio Salvi, considerato il “padre” degli studi sulle altre lingue d’Italia.

Ugo Perone, filosofo-assessore (ordinario di Filosofia morale dell’Università del Piemonte Orientale prestato alla politica, ovvero all’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino) che ha contribuito a ideare l'iniziativa, sceglie Affaritaliani.it per spiegare l'importanza di questo evento organizzato nell'ambito delle celebrazioni per il 150enario dell’Unità d'Italia.

Unità Italia 150 anni

Professore, come mai in Italia, oltre all’italiano, ci sono ben 12 altre, sorprendenti, lingue?
"Beh, come mai in Italia c’è una certa lingua oltre all’italiano, che cos’è questa lingua, quante persone la parlano e così via è proprio quello che - alla Giornata Nazionale delle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia promossa dalla Provincia di Torino - ci racconteranno gli esponenti delle 12 lingue minoritarie riconosciute dalla Legge 482 del 1999, cioè solo una dozzina di anni fa, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione. Si tratta di lingue che sono da molto tempo, anche moltissimo, sul nostro territorio, già prima, ben prima, dell’Unità. La Provincia di Torino, che è un territorio dove coesistono 3 di queste lingue, ha voluto organizzare la Giornata proprio come momento per fare il punto e conoscere meglio le diverse lingue del nostro Paese. Parlare di minoranze linguistiche nel contesto delle celebrazioni vuol dire scoprire che molte figure chiave del Risorgimento, in primis Garibaldi, appartenevano a una minoranza linguistica, a comunità che, pur essendo minoritarie, l’Unità l’hanno tuttavia fortemente voluta e cercata".

Le 12 minoranze linguistiche riconosciute dalla Legge che le tutela mostra la pluralità dell’Italia, la sua variegata composizione. Come conciliamo, in Italia, le tante diversità che abbiamo?
"L’Italia ha dato un contributo straordinario alla cultura mondiale, e l’ha dato non in base a uno schema rigido, ma in base alla sua ricchezza e molteplicità. Faccio due esempi. Primo esempio, l’Italia è nota per il suo paesaggio, la sua natura. Cosa vuol dire? Abbiamo mari, montagne, laghi, una grande pianura. L’Italia è un paese che ha di tutto, abbiamo avuto la fortuna di avere molte diversità che stanno insieme. L’altro esempio è la cucina: tra la cucina siciliana e quella friulana c’è un abisso, eppure parliamo di cucina italiana, perché siamo stati capaci di tenere insieme grandi differenze. Questo è il grande contributo che l’Italia potrebbe dare all’Europa".

Già, l’Europa…
"Prendiamo il franco-provenzale: si trova in tutto l’arco del Sud Europa, dalla Francia fino alla Spagna, oltre all’Italia, ed è tutelato. Pensiamo a quanto la Spagna abbia tutelato il catalano, riconoscendolo. Sembrava una lingua morta, sembrava esserci solo il castigliano, ma poi il catalano e il basco sono diventate lingue di grandissimo rilievo. Questo dimostra che quello che sembra morto, spesso cova sotto la cenere, e poi riparte. Peraltro è vero che noi abbiamo una varietà più accentuata di altri paesi europei. In altri paesi, penso al Belgio, alla Svizzera, convivono lingue più forti, pensiamo alle 4 lingue della Svizzera. In Belgio non ci sono solo il fiammingo e il francese, ma anche il tedesco. La tutela delle lingue minoritarie, che non sono necessariamente le nostre, è una questione che riguarda tutta l’Europa e che, anzi, con l’ulteriore estensione dell’Europa, diventerà sempre più importante, perché nel contesto europeo abbiamo già di fatto una serie di lingue che sono di per sé minoritarie, pensi ad esempio al ceco, allo sloveno".

E il senso di identità, il senso di appartenenza?
"Il problema che alcune minoranze linguistiche hanno è proprio quello di essere parlate solo dagli anziani, quasi fosse un residuo del passato, e allora l’elemento dell’identità va perdendosi. Facciamo un’analogia. Anni fa si andava verso l’industrializzazione, si abbandonava l’agricoltura, poi ci siamo accorti che abbandonando l’agricoltura crescevano altri tipi di problemi, ambientali ad esempio, e adesso cerchiamo di nuovo di favorire l’insediamento dei giovani in certe aree. La stessa cosa per le lingue, c’è stata una fase in cui si tendeva a parlare soltanto una lingua, quella nazionale, ora ci rendiamo conto che così sradichiamo le persone dalla loro storia, quindi proteggere, tutelare le lingue minoritarie vuol dire dare un senso di appartenenza".

Quindi come conciliamo in Italia le tante diversità che abbiamo?
"Il vero modo di garantire l’identità e l’unità di un Paese non è avere un concetto fisso di identità. Se ci diamo un concetto fisso di identità, se fissiamo un’identità troppo stretta produciamo l’esclusione. Se invece riusciamo a lavorare su un’identità intesa come progetto, stiamo insieme, legati da qualcosa che è comune, perché è una direzione in cui camminiamo, e siamo capaci di accogliere il diverso. Dobbiamo riuscire a capire che l’identità è un concetto mobile".

Vale a dire?
"Quando siamo all’estero sappiamo per esperienza che il nostro concetto di identità si sposta. Se andiamo in Germania appena troviamo un italiano, che magari è calabrese mentre io sono piemontese, lo riconosciamo come italiano. Se andiamo in America e troviamo un francese già ci sembra di essere fratelli. Quindi il problema dell’identità è dove tiriamo la riga. Quando stai in un posto piccolissimo, l’identità è quel posto. Quando ti metti nel mondo devi allargare i confini, perché altrimenti saresti solo".

Quindi?
"Quindi l’Italia è un paese lungo, di grande storia, che se tiene separate le sue differenze fallisce. Costruendo differenze e opposizioni l’Italia rischia il suicidio, mentre se guardiamo progettualmente al contributo che possiamo dare all’Europa, beh, io credo che possiamo far coesistere molte diversità, e valorizzarle reciprocamente".

sabato 25 giugno 2011

Tutti pazzi per greco e latino. Lezioni d'agosto dai salesiani

Articolo tratto da Università Pontificia Salesiana (http://www.unisal.it)

Venerdì 24 Giugno 2011 10:24
logo_lettere(UPS – Roma, 24 giugno 2011) – Lo scorso 19 giugno, uno dei quotidiani di Roma, Il Tempo, ha pubblicato la notizia dei corsi estivi di lingua latina e greca che la Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche (FLCC) dell’UPS, insieme al corso di lingua italiana per stranieri, organizza per la durata di circa 5 settimane tra il 22 agosto e il 23 settembre 2011. Ai corsi possono partecipare quanti sono interessati ad approfondire le lingue classiche o gli studenti stranieri che si preparano a frequentare una delle Università Pontificie di Roma, per la cui frequenza è imprescindibile la conoscenza e l’approfondimento della lingua italiana.
Riportiamo di seguito il testo, completo di titolo e occhiello, apparso sul Quotidiano romano che ha interpellato per l’occasione il decano della Facoltà, il prof. Manlio Sodi.


Tutti pazzi per greco e latino. Lezioni d'agosto dai salesiani
L'università Pontificia organizza corsi intensivi. Presi d'assalto da matricole e liceali che vogliono approfondire
Una passione che è cominciata, forse, con Harry Potter. Infatti il maghetto di Hogwarts è solito pronunciare i suoi incantesimi nella lingua di Cicerone. È innegabile, comunque, che l'interesse per il latino, che va di pari passo con quello per il greco, a sorpresa, è in crescita tra le nuove generazioni. Lo sa bene don Manlio Sodi, presidente della Pontificia Accademia di Teologia e decano della Facoltà di Lettere Classiche dell'Università Pontificia Salesiana che dal 2005 organizza corsi estivi (intensivi) di latino, greco e italiano (per stranieri). Quest'anno partono il 22 agosto e terminano il 23 settembre. Dal lunedì al venerdì, quattro ore al giorno, full immersione nella lingua dei padri. Il costo 450 euro. «Sono corsi aperti a tutti - spiega don Manlio - e molto apprezzati da chi sta per iniziare gli studi universitari e anche dai liceali che devono riprendere la scuola e hanno bisogno di approfondimenti. Un mese full-immersion di latino e greco ha dei grossi vantaggi. Il metodo è progressivo. Le classi (sei, otto alunni massimo) sono formate per livelli di competenza. Agli alunni si fa un test d'ingresso di verifica». Limiti d'età? «Assolutamente no. In classe ci sono anche pensionati. All'incirca s'iscrivono 150 alunni. C'è tempo fino al 22 agosto». Il metodo? «I nostri insegnanti sono specialisti e puntano principalmente sulla grammatica». Perché quest'interesse per il greco e il latino? «Le lingue latino e greco sono la chiave essenziale per comprendere la nostra tradizione. È un interesse che ha pervaso non solo l'Europa ma anche la Cina e i paesi asiatici in generale. Proprio i cinesi grazie all'influsso di Matteo Ricci, sono i più interessati alla cultura latina. Abbiamo organizzato diversi incontri e scambi con l'università di Pechino. La passione per la lingua latina s'è riaccesa anche con il ritorno alla messa in latino». È vero che i vostri allievi rifuggono dall'idea che il latino e il greco siano lingue morte? «Proprio così! Mi è capitato di partecipare a pranzi con studenti (laici) che si scambiavano frasi in latino ad esempio dac mihi sal!» Chi è interessato al greco? «Quelli che vogliono intraprendere studi teologici o scientifici». E al latino? «Al di là dell'aspetto religioso chi è interessato ad avere un contatto diretto con le nostre radici». I liceali che parteciperanno al suo corso riprendono la scuola il 13 settembre. Il corso finisce il 23 settembre. Come fanno? «Vorrà dire che negli ultimi dieci giorni lo faranno il pomeriggio».
Nat. Pog. - Il Tempo – Roma, domenica 19 giugno 2011, pag. 25.

martedì 7 giugno 2011

Terza media, sulla seconda lingua decide il collegio docenti

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Marcia indietro del Ministero. Più tempo per la prova Invalsi
di SALVO INTRAVAIA

ROMA - Marcia indietro del ministero sugli esami di terza media. Dopo la levata di scudi dell'Anp - l'Associazione nazionale presidi - contro la circolare dello scorso 26 maggio, che prevedeva una prova scritta autonoma per la seconda lingua comunitaria, viale Trastevere ritorna sui suoi passi. Ad annunciarlo è lo stesso ministero col comunicato che lancia gli esami per 593 mila ragazzini di terza media. "Per quanto riguarda la prova scritta della seconda lingua straniera - scrivono - il Miur conferma le indicazioni contenute dalla circolare 46 che stabilisce l'autonomia dei collegi dei docenti nella scelta della prova scritta".

Altra novità, la prova Invalsi, il test predisposto dall'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d'Istruzione e Formazione su mandato del Ministro. Quest'anno l'Invalsi, accogliendo le richieste di diverse scuole, ha deciso di allungare di 30 minuti il tempo a disposizione per lo svolgimento del test: 15 minuti in più per il test di matematica e 15 in più per il test d'italiano. Si passerà dunque dai 60 minuti dello scorso anno a 75 minuti per ciascuna prova. Inoltre è previsto che gli studenti svolgano prima la prova di matematica e, dopo una pausa di 15 minuti, quella d'italiano. Il test Invalsi si svolgerà lunedì 20 giugno, unica data stabilita dal Miur per la prova nazionale. Il calendario per le altre prove invece è stabilito autonomamente dalle singole scuole.

La seconda lingua. L'associazione nazionale presidi, guidata da Giorgio Rembado aveva chiesto "di valutare l'opportunità di diramare una nota integrativa che consenta agli istituti scolastici di gestire l'esame di Stato 2010/11 secondo le deliberazioni già assunte dai rispettivi collegi docenti". I dirigenti scolastici temevano la necessità da parte delle scuole di "introdurre una seconda prova scritta ex abrupto, senza che gli alunni avessero avuto modo di esercitarsi in modo adeguato in tal senso e con evidente pregiudizio per l'esito finale dell'esame".

Gli istituti che all'inizio dell'anno scolastico avevano deliberato per una sola prova scritta su entrambe le lingue straniere o per la sola prova scritta di Inglese non dovranno quindi modificare i proprio piani. L'altra novità introdotta quest'anno riguarda la prova nazionale Invalsi di Italiano e Matematica, in programma il prossimo 20 giugno. Per risolvere i due test i ragazzi avranno a disposizione in tutto 150 minuti, anziché 120.

(07 giugno 2011) © Riproduzione riservata

domenica 5 giugno 2011

Negli Stati Uniti boom di iscritti ai corsi universitari di lingua italiana

Articolo tratto da newnotizie (http://www.newnotizie.it)

foto da shoppy.biz

L’italiano diventa sempre più diffuso negli Stati Uniti: a confermarlo, il moltiplicarsi di corsi dedicati alla lingua di Dante che, secondo la Modern Language Association (Mla) - l'organizzazione per lo studio e l'apprendimento delle lingue straniere, ha registrato, nell’ultimo anno, un notevole incremento. Nel 2009 gli iscritti universitari alle classi di italiano in tutti gli States erano 80.752, il 3% in più rispetto agli iscritti del 2006. Se poi si va indietro fino al 1998, si scopre che l’italiano ha guadagnato ad oggi il 63% in più di iscritti, diversamente da quanto è accaduto ad altre lingue europee.
«Spagnolo, francese e tedesco – ha osservato, infatti, la Mla - continuano a guadagnare iscritti ma, complessivamente, crescono più lentamente di altre lingue».

A favorire questo trend più che positivo del nostro idioma, il recente “upgrade” dell’italiano a materia di “serie A” nei licei Usa. La crescita delle iscrizioni e l’influenza esercitata da istituzioni e organizzazioni italo-americane, hanno, infatti, spinto il College Board, l’organismo che coordina le attività di quasi seimila tra scuole e college americani, a reintrodurre dal prossimo anno la lingua italiana nell’Advanced Programm, ovvero tra quei corsi delle scuole superiori che garantiscono crediti formativi validi a livello universitario.
«Nel solo distretto della Capitale americana - si legge in una nota dell’Ambasciata italiana a Washington - il numero di iscrizioni ai corsi di italiano nelle scuole medie e superiori in partenza a settembre è raddoppiato rispetto a quello dell'anno scolastico che si sta per chiudere».
«Plaudo a questa tendenza anche se non me la sento di dare giudizi affrettati – ha dichiarato il linguista e filologo Luca Serianni -. Bisognerà vedere bene i numeri e il grado di conoscenza cui si arriverà. Spesso in molte università, anche prestigiose, degli Stati Uniti – ha proseguito il docente di Storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma - i corsi di italiano non si focalizzano tanto sull'idioma quanto sulla cultura, una cosa certamente meritevole e positiva ma diversa dallo studio vero e proprio della lingua».

Valentina De Simone

sabato 4 giugno 2011

«Il latino è un valore-rifugio»

Articolo tratto da Swiss Info (http://www.swissinfo.ch)


Il teatro romano di Augusta Raurica, nei pressi di Basilea
Il teatro romano di Augusta Raurica, nei pressi di Basilea (Keystone)

Di Andrea Clementi, swissinfo.ch


Una vera mobilitazione popolare ha convinto il governo ginevrino a tornare sui suoi passi: la presenza del latino nei programmi scolastici non sarà indebolita. Ma perché studiare questa lingua è ritenuto ancora oggi importante?


17'003 firme in un mese e mezzo: è il risultato dello sforzo dei docenti di latino del canton Ginevra, insorti contro la proposta dell'esecutivo cantonale di stralciare la materia dai programmi del settimo anno del ciclo d'orientamento (allievi 13enni).

Il comitato promotore della petizione ha raccolto consensi anche oltre i confini cantonali: le adesioni, grazie a un'attiva campagna condotta in Internet e su Facebook, sono infatti giunte pure dalla Svizzera germanofona e dal Ticino. L'esito insperato dell'azione di sostegno – i promotori miravano a 10'000 firme – ha quindi convinto il governo a modificare il progetto.

«Il risultato ottenuto ha stupito noi per primi: ci siamo resi conto che per molte persone il latino è come l'oro, cioè un valore-rifugio. Una parte importante della popolazione ritiene infatti questa lingua un punto di riferimento», rileva Claude Antonioli, docente di latino al Liceo Rousseau di Ginevra.

Ginnastica mentale
«Più che una lingua morta, il latino va considerato una lingua madre. Studiandolo, l'allievo acquisisce una prospettiva storica, culturale e nel contempo – per esempio nel caso dell'italiano – riesce a comprendere meglio le basi linguistiche e grammaticali della sua lingua», sottolinea Andrea Jahn, vice-presidente dell'Associazione svizzera dei filologi classici nonché professore di latino al Liceo di Lugano 1.

Andrea Jahn ricorda poi che «in un mondo come quello attuale, caratterizzato da esigenze di tipo tecnico ed economico, occuparsi in maniera approfondita della traduzione contribuisce certamente a migliorare la padronanza della lingua di arrivo».

Claude Antonioli aggiunge: «Il grande pregio dello studio delle lingue antiche come il greco e il latino è l'aspetto… avventuroso. Occuparsene significa infatti interrogarsi di continuo in merito al senso di una parola, alla sua posizione nella frase, alla migliore traduzione. La persona è quindi obbligata a prendere costantemente delle decisioni, ciò che costituisce un sicuro vantaggio nel percorso formativo. Non si è quindi trattato di una battaglia per tutelare una visione passatista della scuola».

Unico neo: «Chiaramente si tratta di un processo faticoso i cui risultati non sono immediati: per tradurre Tacito servono parecchi anni di preparazione…».

C'è chi dice no
Elsbeth Stern, professoressa di didattica al Politecnico federale di Zurigo, esprime da anni riflessioni critiche relative allo studio del latino. Sulla base delle sue ricerche, la docente tedesca ne mette fortemente in dubbio il reale vantaggio per l'apprendimento delle lingue moderne e lo sviluppo del pensiero logico. A suo parere, sarebbe molto più importante investire risorse nell'insegnamento delle scienze esatte come la matematica.

Inoltre, in una recente intervista Elsbeth Stern ha affermato: «Il fatto di aver studiato latino fornisce un'informazione sul candidato a un posto di lavoro indicativa tanto quanto il colore dei suoi capelli». A giudizio della professoressa, valutare positivamente la presenza del latino nel curricolo è internazionalmente superato e indice di un certo snobismo culturale.

Secondo Jahn, invece, «il latino è una materia che educa al rigore, alla costanza e alla formalizzazione del pensiero. Si tratta di qualità sicuramente apprezzate sul mercato attuale del lavoro, anche se ovviamente il latino non costituisce l'unico criterio per l'assegnazione di un impiego».

D'altronde, evidenzia Antonioli, «altri studi mostrano al contrario come chi ha studiato greco o latino ottiene in seguito risultati migliori rispetto ai non-latinisti e ai non-grecisti».

In merito al concetto di utilità, Jahn osserva: «Molto dipende da come definiamo ciò che "utile". Sono convinto che insegnando materie "inutili" – come le lingue antiche, la letteratura, le arti – si trasmettono conoscenze e una disciplina mentale che risulteranno preziose anche nel mondo moderno, tecnologico e produttivo. Ovviamente questo vale anche per altre materie, come appunto la matematica: non si tratta di determinare quale è la più utile».

Opportunità per tutti
I docenti di latino rifiutano assolutamente l'etichetta di materia elitaria: «Oggigiorno lo studio delle lingue antiche non rappresenta più un requisito di ceto sociale. Anzi, è fondamentale che a tutti gli studenti sia offerta la possibilità di seguire queste lezioni», afferma Andrea Jahn.

«Quello che abbiamo difeso e che difendiamo – conclude Antonioli – non è certo un privilegio di classe, bensì l'opportunità per tutti gli allievi di riflettere in una dimensione diversa, in cui possono prendersi un po' più di tempo per pensare».


Andrea Clementi, swissinfo.ch

mercoledì 4 maggio 2011

L'italiano in Europa? "Si parla soprattutto all'Est"

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

LA LINGUA

Intervista a Nicoletta Maraschio. La presidente della Crusca fa il punto sullo stato di diffusione della nostra lingua, di cui si discuterà anche al convegno L'Italiano in Europa nel XXI secolo il 6 e 7 maggio alla villa Medicea di Castello

di MARA AMOREVOLI

Due giorni di convegno, per la quinta edizione della rassegna “La Piazza delle Lingue” organizzata dall’Accademia della Crusca, per discutere su L’italiano in Europa nel XXI secolo. Tra studiosi , ricercatori e studenti internazionali che il 6-7 maggio si riuniranno alla Villa Medicea di Castello, sede della Crusca (info www.acacdemiadellacrusca.it). La presidente Nicoletta Maraschio fa il punto sullo stato di diffusione della nostra lingua in Europa.

In un’Europa sempre più anglofona, che posto occupa la lingua italiana?
«Presto usciranno i risultati di un sondaggio del ministero degli Esteri italiano e ne sapremo di più. Per ora posso dire che la situazione della nostra lingua non è peggiorata, anzi c’è una richiesta forte soprattutto tra i giovani dell’Europa orientale che la vogliono imparare. Il problema è incentivare i lettorati, le cattedre universitarie, fare in modo che nelle scuole superiori venga scelto come seconda lingua. Al convegno ce ne occupiamo esaminando la mobilità dei giovani con Erasmus e dottorati, scambi che funzionano bene. Ad esempio alla Crusca abbiamo avuto studenti dell’Università di Bonn che, conoscendo bene la lingua, hanno potuto lavorare alla sistemazione dell’archivio».

Tuttavia i nostri istituti di cultura italiana all’estero sono in gravi difficoltà per i tagli ai bilanci e questo non giova certo alla diffusione della lingua, ai programmi di eventi e attività correlati.
«Lo scorso anno ho presieduto la commissione al ministero che si occupa di incentivi per le traduzioni libri italiani. Ci sono stati tagli consistenti, anche per altre iniziative come la nostra “Settimana della lingua italiana nel mondo”, ora diventata iniziativa nazionale e in ristrutturazione. Ma di fondi non se ne parla. E’ un settore in sofferenza, mentre sappiamo che il rapporto tra diffusione linguistica e ricadute economiche è strettissimo, perché intorno lingue ruotano editori, insegnamento e attività che sono di grande impatto».

Come affronterete al convegno il tema dell’italiano in Europa ?
«Da vari punti di vista. Tra i temi in discussione, le influenze dell’italiano in Europa nella narrativa e nella cucina, negli studi storici e nella musica, nella tecnica e nell’insegnamento delle lingue. Ad esempio ci sono scuole di dizione per cantanti d’opera, vista la diffusione del melodramma. C’è una nostra predominanza, tant’è che Harro Stammerjohann ha studiato gli italianismi presenti nelle lingue francese, inglese e tedesco, e ne ha elencati oltre 4400. L’italiano ha contribuito al tessuto linguistico europeo nella musica, nelle cucina, nelle arti. E non solo per parole come pizza, lasagne e cappuccino».

Il convegno celebra anche il filologo e storico della lingua italiana Gianfranco Folena scomparso nel 1992, oltre ai 150 anni dell’Unità d’Italia.
« Abbiamo invitato i nostri colleghi padovani formatisi alla sua scuola, che parleranno dei frutti del suo insegnamento e nello stesso tempo ricorderanno la sua influenza sulla storia generale. Questa edizione ha tre componenti: l’approfondimento scientifico, la divulgazione e l’intrattenimento spettacolare con un concerto di musiche risorgimentali. E ci sarà anche una tavola rotonda in cui sono invitati oltre a funzionari di Bruxelles, molti studenti, giovani dottorandi italiani e stranieri, per sentire tante voci».

(04 maggio 2011) © Riproduzione riservata

giovedì 28 aprile 2011

Papa: auguri Pasqua in 65 lingue

Articolo tratto dall' "Ansa" (http://www.ansa.it)

In messaggio Urbi et Orbi ricorda il Giappone colpito dal sisma

24 aprile, 12:52


(ANSA)- CITTA' DEL VATICANO, 24 APR- Al termine della messa pasquale e prima di impartire la benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha fatto gli auguri di Pasqua ai popoli e alle nazioni, in 65 lingue.Il Pontefice ha rivolto il suo messaggio di augurio anche in cinese, in arabo, in ebraico, in etiopico-eritreo, in hindi, in giapponese.Nel messaggio Urbi et Orbi ha ricordato anche il Giappone colpito dal sisma e dallo tsunami e tutti i Paesi colpiti da disastri naturali.'Possano trovare consolazione e speranza',ha detto.

sabato 23 aprile 2011

Babel Film Festival

Articolo tratto da "Discovery Alps" (http://www.discoveryalps.it)

Giovedì 21 aprile a Cagliari presentazione della seconda edizione del Babel Film Festival, concorso cinematografico internazionale destinato esclusivamente alle produzioni delle minoranze.

martedì, 19 aprile 2011

Ingradisci l'immagine

Salude a totus, Giòbia manzanu a sas 11, in sa sala cunferèntzias de sa Sotziedade Umanitària - Cineteca sarda b'at a èssere sa cunferèntzia de presentatzione de su Babel Film Festival 2011. Bos ispetamus e Bos pedimus de nos agiudare a fàghere connòschere custu cuncursu.

Giovedì 21 aprile 2011, alle ore 11.00, presso il salone della Società Umanitaria - cineteca sarda, viale Trieste 186 Cagliari si terrà la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione del Babel Film Festival, concorso cinematografico internazionale destinato esclusivamente alle produzioni delle minoranze, ai film che siano espressione di una minoranza linguistica e culturale, in cui dialoghi e testi siano in una lingua minoritaria, dialetto, slang, lingua morta, nel linguaggio dei segni o qualsiasi lingua non ufficiale. Ulteriori informazioni sul concorso, il bando e l'entry form 2011 si possono trovare sul sito ufficiale del concorso.
Babel Film Festival è promosso dalla Società Umanitaria-Cineteca Sarda di Cagliari, l'Associazione Babel e la società di produzione Areavisuale, in collaborazione con la Federazione Italiana Circoli del Cinema (FICC), la NUCT (Scuola Internazionale di Cinema e Televisione di Roma - Cinecittà) e Cinemecum.it. Babel Film Festival è un progetto sostenuto dalla Regione Autonoma della Sardegna, dalla Provincia di Cagliari, dal Comune di Cagliari, dalla Fondazione Banco di Sardega, con il patrocinio della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, della Provincia Autonoma di Trento e della Provincia di Oristano.

I Media Partners sono 35mm.it (Roma), Radio press (Cagliari) Radio Onde furlane (Udine). I PARTNERS sono: Centro Espressioni Cinematografiche (Udine), Centro Europeo per il plurilinguismo - Forskningscentrum för Europeisk Flerspråkighet (Milano), Centro Servizi Culturali UNLA (Oristano) Chambra d'oc (Roccabruna) ENS - Ente nazionale per la protezione dei sordi (Sezione di Cagliari) Istituto di Cultura Ladino (Pozza di Fassa), Istituto di Cultura Sintia (Mantova), L'altra cultura soc. Coop. (Oristano) Molise Cinema (Casacalenda), Nisi masa - European network for young cinema (Parigi), Obra cultural de l'Alguer (Alghero), Cinema Spazio Odissea (Cagliari) Social World Film Festival (Acerra), Sucar drom (Mantova).

Il Babel Film Festival è il primo concorso cinematografico internazionale destinato esclusivamente alle produzioni cinematografiche che guardano e raccontano le minoranze, in particolare linguistiche. È una novità non di poco conto in un contesto cinematografico mondiale in cui le grandi produzioni si ostinano a parlare lingue omologate e universali, che appiattiscono, in un certo senso, l’universo dell’espressione umana. La lingua minoritaria è una lingua che vive della sua diversità e della ricchezza che restituisce nel suo vivere. Non solo nella vita che le garantisce il parlante, ma anche nella vita che le rinnovano le arti poetiche. Il cinema, che in passato non ha mai valorizzato le parlate locali se non in relazione alla capacità di restituire la caricatura di un modo di vivere stratificato (in termini sociologici e antropologici), da diversi anni è stato in qualche modo vivificato dall’incontro con le parlate locali, con le lingue e i dialetti che sopravvivono nelle aree linguistiche spesso periferiche di tutto il mondo. Le comunità hanno riscoperto un senso dell’identità anche in forza di una lingua che in passato caratterizzava l’esistenza di quel gruppo e che nel tempo del progresso, magnificato dalle innovazioni tecnologiche, ha rischiato di perdersi. La crisi delle visioni del mondo universali e totalizzanti ha indotto molte comunità a riscoprire il senso dell’appartenenza anche grazie a una lingua che pallidamente resisteva nella parlata familiare, amicale e/o comunitaria.

Info:
Segreteria Babel Film Festival
www.babelfilmfestival.com
info@babelfilmfestival.com
stampa@babelfilmfestival.com

a cura di Redazione

giovedì 21 aprile 2011

Luigi Orabona pubblica “Le Raubser”

Articolo tratto da Caserta news (http://www.casertanews.it)

Mercoledì 13 Aprile 2011


LIBRI | Parete
- Un maestro elementare in pensione, Luigi Orabona, di 68 anni, di Parete (Caserta), che ha insegnato a Varese per 36 anni, ha pubblicato (Edizioni Enter) la grammatica della sua Le Raubser , cioe' La Lingua Universale , che è stata creata dal nulla in trent'anni di ricerche e di studio. La Raubser è una lingua artificiale, cioè che non deriva da nessun'altra lingua esistente. La qual cosa ha permesso d'idearla molto semplice, sia per quanto riguarda la fonetica sia per quanto attiene alla morfologia e alla sintassi; mentre, dal punto di vista dell'espressione, è più ricca e più efficiente di qualunque altra lingua parlata. Essa, perciò, in ogni Stato del mondo, potrebbe essere utilizzata come seconda lingua, cioè come lingua internazionale, senza arrecare alcuna sorta di difficoltà a quella nazionale. In questo modo, tutti i Popoli della Terra ne trarrebbero degli enormi vantaggi. Infatti, senza più dover sottoporsi all'apprendimento scabroso di tantissime lingue, quasi sempre con pronuncia e grammatica da capogiro, facilmente essi riuscirebbero a superare lo scoglio del plurilinguismo che li separa. In più, ci sarebbe il vantaggio di dover imparare una sola lingua, che presenta una pronuncia perfetta e una grammatica tanto semplice quanto efficiente. Quest'ultima enuncia ogni sua regola mai in senso restrittivo, per cui permette a chi la utilizza di applicarla secondo le proprie esigenze, purché in linea con la logica di base. La Raubser non è una lingua statica e consente ogni evoluzione possibile. Inoltre, come ognuno potrà constatare, i suoi vocaboli sono stati studiati con un singolare criterio che, in aggiunta all'economicità di spazio che si ha nella loro scrittura, rende più spedita la loro memorizzazione. Ciò è reso possibile dall'attuazione delle due seguenti strategie: 1) a tutte quelle coppie di vocaboli esprimenti due concetti opposti (la stessa cosa vale per quelli indicanti una maggiore e una minore positività o importanza o priorità) vengono assegnati degli inversi grafici; 2) quei gruppi di vocaboli, che hanno una certa analogia tra di loro, sono stati creati con una logica che ne facilita l'assimilazione. Ci sono poi molti vocaboli che presentano un determinato valore numerico, ossia quello relativo alla nozione che essi intendono offrirci. Per fare un esempio, il nome di un elemento chimico, oltre al suo simbolo, ci dà anche il suo numero atomico e il suo peso atomico, unitamente all'indicazione della sua analogia con altri elementi e del suo stato di aggregazione. Così ci dice se è un metallo o non lo è, se è di transizione nel primo caso o semiconduttore nel secondo; nello stesso tempo, ci indica se è un solido covalente o molecolare. Lo stesso vale per i diversi vocaboli delle altre branche del sapere, come la tassonomia animale e quella vegetale, poiché il nome di ogni animale e di ogni vegetale ci permette d'individuarne la famiglia, la classe, il tipo o la divisione di appartenenza. C'è, infine, l'ideazione di tutta una geografia nuova, nella quale i nomi dei mari, dei fiumi, dei laghi, dei monti, delle isole, delle penisole e degli Stati ci rendono note facilmente la loro posizione sopra la Terra (latitudine e longitudine) e la loro appartenenza ad una parte di essa. Mentre taluni vocaboli ci indicano anche la loro superficie (laghi, mari, isole, ecc.) o la loro lunghezza (fiumi) o la loro altitudine (monti). La Raubser, quindi, può essere paragonata ad un edificio moderno costruito tutto in cemento armato e rispettando i canoni dell'architettura più innovativa, oltre che essere dotato dei migliori ritrovati tecnologici. Soprattutto è fornito di ascensori che conducono in ogni sua parte rapidamente e senza alcun dispendio di energie intellettuali. Per questo motivo, essa si presenta omogenea, semplice, lineare, agevole e di facile accessibilità. A questo punto, mi pongo la seguente domanda: La Ràubser è da ritenersi un'opera utile all'Umanità, in quanto capace di riportarla effettivamente al suo primordiale monolinguismo? Da parte mia, oso solo affermare: a quanti la studieranno la sentenza! Esce il 13 aprile un'opera di grande spessore. Le Raubser è la grammatica di una lingua universale, per la quale Luigi Orabona non teme confronti. Un libro di 526 pagine in cui si susseguono termini nuovi e regole, interessanti anche per la genesi caratteristica che li accompagna. Sarà proposto in vendita a ?. 28,80 a partire dal 13 aprile 2011. In vendita sul portale Enter, sul sito www.ibs.it e in tutte le librerie convenzionate.

mercoledì 20 aprile 2011

Ayapaneco

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

Manuel Segovia (foto), 75 anni, e Isidro Velazquez, 69, vivono a 500 metri di distanza nel villaggio di Ayapa, nello Stato del Messico del sud del Tabasco. Sono gli ultimi due esseri umani a conoscere la lingua Ayapaneco, ma di fatto questo idioma in via d'estinzione è già morto. I due, infatti, non si parlano. Non è chiaro se il motivo sia un episodio lontano nel tempo, o una semplice antipatia personale. Fatto sta che questo linguaggio conosciuto per secoli nella regione, sopravvissuto ad invasori, carestie, disastri ambientali, colonizzatori e rivoluzioni, ora si estinguerà per.... scarse affinità.