mercoledì 4 maggio 2011

L'italiano in Europa? "Si parla soprattutto all'Est"

Articolo tratto da "La Repubblica" (http://www.repubblica.it)

LA LINGUA

Intervista a Nicoletta Maraschio. La presidente della Crusca fa il punto sullo stato di diffusione della nostra lingua, di cui si discuterà anche al convegno L'Italiano in Europa nel XXI secolo il 6 e 7 maggio alla villa Medicea di Castello

di MARA AMOREVOLI

Due giorni di convegno, per la quinta edizione della rassegna “La Piazza delle Lingue” organizzata dall’Accademia della Crusca, per discutere su L’italiano in Europa nel XXI secolo. Tra studiosi , ricercatori e studenti internazionali che il 6-7 maggio si riuniranno alla Villa Medicea di Castello, sede della Crusca (info www.acacdemiadellacrusca.it). La presidente Nicoletta Maraschio fa il punto sullo stato di diffusione della nostra lingua in Europa.

In un’Europa sempre più anglofona, che posto occupa la lingua italiana?
«Presto usciranno i risultati di un sondaggio del ministero degli Esteri italiano e ne sapremo di più. Per ora posso dire che la situazione della nostra lingua non è peggiorata, anzi c’è una richiesta forte soprattutto tra i giovani dell’Europa orientale che la vogliono imparare. Il problema è incentivare i lettorati, le cattedre universitarie, fare in modo che nelle scuole superiori venga scelto come seconda lingua. Al convegno ce ne occupiamo esaminando la mobilità dei giovani con Erasmus e dottorati, scambi che funzionano bene. Ad esempio alla Crusca abbiamo avuto studenti dell’Università di Bonn che, conoscendo bene la lingua, hanno potuto lavorare alla sistemazione dell’archivio».

Tuttavia i nostri istituti di cultura italiana all’estero sono in gravi difficoltà per i tagli ai bilanci e questo non giova certo alla diffusione della lingua, ai programmi di eventi e attività correlati.
«Lo scorso anno ho presieduto la commissione al ministero che si occupa di incentivi per le traduzioni libri italiani. Ci sono stati tagli consistenti, anche per altre iniziative come la nostra “Settimana della lingua italiana nel mondo”, ora diventata iniziativa nazionale e in ristrutturazione. Ma di fondi non se ne parla. E’ un settore in sofferenza, mentre sappiamo che il rapporto tra diffusione linguistica e ricadute economiche è strettissimo, perché intorno lingue ruotano editori, insegnamento e attività che sono di grande impatto».

Come affronterete al convegno il tema dell’italiano in Europa ?
«Da vari punti di vista. Tra i temi in discussione, le influenze dell’italiano in Europa nella narrativa e nella cucina, negli studi storici e nella musica, nella tecnica e nell’insegnamento delle lingue. Ad esempio ci sono scuole di dizione per cantanti d’opera, vista la diffusione del melodramma. C’è una nostra predominanza, tant’è che Harro Stammerjohann ha studiato gli italianismi presenti nelle lingue francese, inglese e tedesco, e ne ha elencati oltre 4400. L’italiano ha contribuito al tessuto linguistico europeo nella musica, nelle cucina, nelle arti. E non solo per parole come pizza, lasagne e cappuccino».

Il convegno celebra anche il filologo e storico della lingua italiana Gianfranco Folena scomparso nel 1992, oltre ai 150 anni dell’Unità d’Italia.
« Abbiamo invitato i nostri colleghi padovani formatisi alla sua scuola, che parleranno dei frutti del suo insegnamento e nello stesso tempo ricorderanno la sua influenza sulla storia generale. Questa edizione ha tre componenti: l’approfondimento scientifico, la divulgazione e l’intrattenimento spettacolare con un concerto di musiche risorgimentali. E ci sarà anche una tavola rotonda in cui sono invitati oltre a funzionari di Bruxelles, molti studenti, giovani dottorandi italiani e stranieri, per sentire tante voci».

(04 maggio 2011) © Riproduzione riservata