domenica 25 settembre 2011

26 settembre- Giornata Europea delle Lingue

Articolo tratto da Agorà Magazine (http://www.agoramagazine.it)

Ricorrenze

domenica 25 settembre 2011 di Domenico Esposito

Il 26 settembre si celebra la Giornata Europea delle Lingue. L’ha proclamata, il sei dicembre del 2001, il Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione europea. Il motto, fin dalla prima edizione, è alquanto elaborato, ma rende senza mezzi termini l’idea: “Celebrare la diversità linguistica, il plurilinguismo, l’apprendimento delle lingue lungo tutto l’arco della vita”.

In realtà, l’annuale appuntamento che si danno idealmente i 45 Paesi coinvolti è orientato al confronto con la ricchezza del patrimonio linguistico e culturale europeo. Si può anche affermare - senza timore di smentita – che la circostanza costituisce una buona occasione per rammentare agli europei che le numerosissime lingue parlate, nessuna esclusa, costituiscono la risorsa culturale. Anzi, diremmo meglio la “radice”. Ragione per cui è legittimo, anzitutto da parte dell’Unione europea, pretendere che il patrimonio comunitario sia conosciuto, sia valorizzato, sia promosso. E, detto fatto, giunge notizia della organizzazione di numerosissimi eventi, destinati a raggiungere gli 800 milioni di europei dei Paesi promotori. Notizia sufficiente a dare l’impressione netta di un entusiasmo condiviso, proprio allo scopo di dare corpo al Decimo Anniversario.

D’altra parte, l’Unione europea dà la possibilità di verifica a quanti vorranno visitare il sito: http://edl.ecml.at/Default.aspx . Quale ulteriore, permanente contributo alla divulgazione del tema di cui ci occupiamo, il Consiglio d’Europa ha annunciato il lancio, nella ricorrenza del 26 settembre prossimo, di un nuovo sito del Portfolio Europeo delle Lingue: www.coe.int/portfolio. Fuori dall’àmbito celebrativo, è importante richiamare l’attenzione del lettore sul fine ultimo: gli europei vanno stimolati ed incoraggiati ad imparare le lingue “altre”. Perché? La risposta è datata febbraio 2006 ed è agli atti dell’Eurobarometer speciale nr. 243. Il documento è riferito ad un sondaggio europeo volto a stabilire il rapporto tra “Gli europei e le loro lingue”. All’epoca la ricerca fu estesa ai 25 Paesi aderenti. I ricercatori come primo soddisfacente risultato, constatarono che addirittura il 56 per cento dei cittadini europei “parla una lingua diversa dalla propria lingua madre”. Le domande successive, di verifica, consentirono una seconda positiva constatazione: “il 28 per cento padroneggia due lingue straniere, il 38 per cento sa l’inglese, il 14 per cento sa il francese o il tedesco”. Ne è emerso uno spaccato, affidato alla storia: “Il tipico europeo che parla più lingue è uno studente, un manager o è nato in un Paese la cui lingua è diversa da quella dei genitori”. Sufficiente notazione che ha consolidato l’idea di dover insistere. Soprattutto allo scopo di non trascurare la decisione adottata, sempre dal Parlamento Europeo, il 14 febbraio 2002, a conclusione del vertice di Barcellona. Considerata punto di partenza della politica multi linguistica, si riallaccia all’articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che garantisce il rispetto della diversità linguistica. Peraltro, la risoluzione insiste sugli aspetti più delicati del tema al punto E) e considera obiettivi principali dell’anno europeo delle lingue, tra l’altro, testualmente: “portare all’attenzione del pubblico più vasto possibile i vantaggi che procurano le competenze multilinguistiche in quanto elemento essenziale dell’evoluzione personale e della comprensione interculturale, incoraggiare l’apprendimento delle lingue lungo tutto l’arco della vita da parte di tutti coloro che risiedono legalmente negli Stati membri, indipendentemente dalla loro età, origine o grado di scolarizzazione e raccogliere e diffondere informazioni sull’insegnamento e l’apprendimento delle lingue”.

Inoltre, la risoluzione in esame rafforza il proprio convincimento circa la necessità di intervenire in modo energico, laddove “ritiene che l’Unione europea abbia la responsabilità di sostenere gli Stati membri e i Paesi candidati nello sviluppo delle loro culture e nella protezione delle diversità linguistiche esistenti al loro interno”. Fermezza, infine, necessaria, ove si consideri che si parlano circa 225 lingue indigene in Europa – il 3% delle lingue mondiali. La maggior parte di esse è di origine indoeuropea. Inoltre, con l’arrivo di immigrati e rifugiati essa ha accresciuto il suo multilinguismo. Nella sola Londra si parlano 300 lingue.

In termini molto pratici, poi, va posta attenzione all’investimento di più di 30 milioni di euro all’anno per promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica tramite i programmi Socrates e Leonardo da Vinci, una politica iniziata con il pionieristico programma Lingua, nel 1990. Tra le numerosissime attività italiane, assumerà un significato marcato la manifestazione che è annunciata a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. I giovani universitari dell’Università di Firenze hanno deciso di costruire una “Bandiera Mondiale delle Lingue e dei Dialetti” di 150 metri quadrati, durante due giornate di workshop (24 e 25 settembre) organizzate nel cortile della Residenza Universitaria Calamandrei di Firenze (viale Morgagni 51), dalle ore 11 alle ore 18,00.

La “Bandiera Mondiale delle Lingue e dei Dialetti” sarà esposta in Piazza Dante, simbolo di una città multicolorata che accoglie, conosce e incontra, dalle ore 12 alle ore 18 del 26 settembre. Tutti sono invitati a tenerla sospesa e a portare un bicchiere di vetro per poter gustare insieme un aperitivo a fine serata. La Piazza vuole essere - per i giovani universitari - una cassa di risonanza delle istanze di convivenza e di Cultural Sharing, sopratutto in questo momento storico di respingimenti e recinti culturali.