martedì 18 dicembre 2012

UN SITO, TANTE LINGUE

da www.regione.liguria.it


Non solo italiano: regioneliguria.it adesso parla anche inglese, francese, tedesco e spagnolo. Una selezione di contenuti tradotti per aiutare i cittadini stranieri a orientarsi nel sito
Un sito, tante lingue
Welcome, wilkommen, bienvenue, bienvenido:regioneliguria.it diventa più accogliente per i navigatori stranieri in cerca di informazioni sulle pagine del sito. Lo fa aggiungendo alla pagina di benvenuto già presente nelle lingue parlate nell'Unione europea una selezione di contenuti tradotti in inglese, tedesco, francese e spagnolo. Per accedervi basta cliccare sulmenu a tendina in alto a destra (dove compaiono appunto i messaggi di benvenuto) e selezionare la lingua desiderata. Gli stessi contenuti sono raggiungibili anche attraverso lanavigazione per archivi.
Dalle informazioni sulle attività dello sportello "Liguria informa" a quelle su tutele e diritti dei cittadini (tutela del consumatore, diritto di accesso all'auto certificazione, privacy, persone giuridiche, difensore civico) passando per le piccole e grandi questioni quotidiane che interessano chi vive, lavora o studia in Liguria, ci paga le tasse, decide di avviare un'attività commerciale, cerca informazioni sull'edilizia pubblica o sulle possibilità di avere un supporto per la propria attività.
Informazioni per chi in Liguria è immigrato, per chi è stato inviato dalla sua azienda in trasferta lavorativa o magaricerca una location per un film o uno spot e deve rivolgersi alle film commission locali. Ma anche per chi dalla Liguria è andato via anni fa (o è discendente di chi lo ha fatto) per cercare fortuna all'estero e vuole saperne di più sullecomunità di liguri nel mondo.
La scelta dei contenuti da tradurre è certamente parziale, ma va nella direzione di aiutare quante più persone possibile a orientarsi nel sito, nella consapevolezza che tradurre una lingua spesso molto tecnica e burocratica non è affatto agevole (e proprio per questo è necessario farlo) e che probabilmente ci sono altri contenuti che meriterebbero di essere tradotti.
L'idea è di ampliare e migliorare col tempo la selezione dei contenuti, anche grazie ai suggerimenti degli utenti del sito, stranieri e non, che potranno segnalare le pagine presenti in italiano che potrebbero essere utili anche per cittadini stranieri: è sufficiente scrivere alla redazione del sitoredazione@regione.liguria.it

venerdì 30 novembre 2012

Vaticano, accademia di latinità

da www.lettera43.it

Per insegnare la lingua ai sacerdoti.


Chi pensava che il latino fosse una lingua morta, aveva torto. Al contrario. Il latino è lingua viva, almeno in Vaticano. Papa Joseph Ratzinger con un motu proprio firmato il 10 novembre, ha istituito la Pontificia accademia di latinità per garantire ai futuri sacerdoti lo studio della lingua ufficiale del Vaticano.
L'istituzione di questa nuova accademia, voluta dal pontefice per formare i futuri preti, di fatto abolisce la Fondazione Latinitas, un organismo ideato da Paolo VI ma che ormai era ridotto a un piccolo circolo di eruditi.
DIFFONDERE LINGUA E CULTURA. Lo scopo dell'Accademia è di diffondere e valorizzare la cultura latina, una lingua che è alla base di tutti i principali documenti della Santa Sede. A capo del nuovo organismo è stato posto il prossessor Ivano Dionigi, rettore dell’università di Bologna. All'Osservatore Romano ha spiegato che il latino lungi dall'esser una lingua morta è alla base della nostra cultura.
Domenica, 11 Novembre 2012

mercoledì 28 novembre 2012

Ue, Roma vince la battaglia contro la discriminazione dell'italiano nei bandi di concorso. Moavero: vittoria

da www.ilsole24ore.com


Tutte le 23 lingue d'Europa sono uguali. No ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco. La Corte di Giustizia europea ha annullato una sentenza di primo grado che li ammetteva. Per l'Italia, che ha presentato il ricorso, e per l'uso dell'italiano è una vittoria politica ma anche una rivincita. Perché è sul trilinguismo di fatto che domina nelle istituzioni che si fonda anche l'impianto del sensibile dossier del brevetto europeo. Che andrà avanti comunque col regime della cooperazione rafforzata, senza Italia e Spagna unite nella contestazione appunto del trilinguismo. Ma il principio fissato dalla Corte peserà.
Il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, parla di «importante vittoria». D'accordo il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, secondo cui la sentenza è una «grandissima soddisfazione». E la definisce «una pronuncia di fondamentale importanza» perché dimostra che l'Italia non si è opposta «per arbitrio nazionalistico» ma perché la «difesa del principio di non discriminazione linguistica» è «un elemento sostanziale per la stessa ragion d'essere dell'Unione».
E tra i partiti esultano tanto il Pd (per Farinone ha «probabilmente influito il profilo più europeo del governo») quanto la Lega Nord (per Morganti "era ora che venisse spodestato il trilinguismo"). L'eurodeputato leghista Giancarlo Scottà lega le due questioni dell'italiano nel bando di concorso e nei brevetti: il giudizio della Corte Ue, dice, è «una vittoria importante per i nostri cittadini, dopo l'amara sconfitta che abbiamo subìto sul brevetto europeo, rimasto trilingue, con gravissime conseguenze per le nostre aziende».
Per i giudici di Lussemburgo che hanno esaminato il ricorso, la scelta di pubblicare un bando in sole tre lingue costituisce effettivamente «discriminazione basata sulla lingua» cosa che invece non era stata riconosciuta in primo grado con la sentenza del 13 settembre 2010. La decisione di oggi comunque non rimette in discussione i concorsi svolti, «al fine di salvaguardare il legittimo affidamento dei candidati selezionati».
Il caso contestato è partito nel febbraio e maggio 2007 quando vennero pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione e solo in francese, inglese e tedesco, i bandi di selezione per personale nel settore dell'informazione, della comunicazione e nei media. In essi si chiedeva la conoscenza "approfondita" di una delle 23 lingue e la conoscenza "soddisfacente" di una tra tedesco, inglese e francese. Lingue in cui si sarebbero svolti i test di preselezione, nonché le prove scritte del concorso.
La Corte ha ragionato per sillogismo: visto che è obbligatoria e «senza alcuna eccezione» la pubblicazione dei bandi sulla Gazzetta Ufficiale in tutte le 23 lingue ufficiali, anche quei bandi lo dovevano essere. I giudici comunque hanno sottolineato l'ovvio, ovvero la conoscenza di inglese, francese e tedesco che oltre alla propria lingua madre è fondamentale per lavorare nelle istituzioni europee.
Semmai bisogna stabilire principi chiari per non favorire chi è anglofono, francofono o germanofono per nascita. Ecco perciò che i test si potranno fare in lingua madre, ma anche il riconoscimento che «le conoscenze linguistiche costituiscono un elemento essenziale della carriera dei funzionari».

domenica 16 settembre 2012

Lingue “belle”, lingue “brutte” e lingue funzionali

da blog.graphe.it

Scritto da – venerdì, 14 settembre 2012 – 12:00Nessun commento
Lingue “belle”, lingue “brutte” e lingue funzionali
Quanto spesso diciamo: “Mi piace questa lingua, suona bene!”, oppure, al contrario: “Troppo dura!”. E ancora: “Mi piace il francese perché ha un suono avvolgente”, “A me il portoghese perché sa di carnevale. Portoghese brasiliano, ovviamente”.
In queste valutazioni, in genere, ci lasciamo guidare da un gusto personale e da quella che potremmo definire “estetica linguistica” o più semplicemente “orecchio”.
A ben guardare però e su base squisitamente teorica non esistono lingue “belle” e lingue “brutte”, ma lingue funzionali. Scopo principale di un codice linguistico è permettere una efficace comunicazione all’interno di un determinato popolo, veicolarne la cultura e conservarne memorie ed esperienze come se fosse un’immensa biblioteca.
Accanto a questi tecnicismi, c’è senz’altro spazio per delle curiosità che mai avremmo immaginato. A parte le lingue che ci sono familiari, vuoi per percorsi scolastici, che per interessi personali, esistono degli idiomi che potremmo a dir poco definire “curiosi”. È il caso della lingua cabarda o cabardina, una lingua caucasica, che possiede ben qurantotto suoni consonantici: un’enormità paragonato al nostro “povero” italiano che si ferma alla metà. A un così vasto corredo di consonanti corrisponde un sistema vocalico ridotto all’osso, solo due vocali e per di più fortemente irregolari. Nulla da dire, allora se nella stessa area geografica si parli l’Ubykh, lingua con ottantuno consonanti.
L’universo linguistico ha un merito impareggiabile: ci abitua alle prospettive cangianti. Un piccolo esempio lo potremmo trovare a pochi chilometri dalle nostre frontiere, nella Repubblica Ceca. Ognuno di noi saprebbe riconoscere senza problemi una vocale. Come ci comporteremmo, allora, di fronte alle parole vlk (lupo)? O a smrt (morte)? Dove sono finite le vocali? Semplice: in ceco “l” e “r” sono vocali.
A questo punto dovremmo cominciare a modificare il concetto di stranezza, per lo meno in ambito linguistico. Una lingua può essere sì particolare e forse avere dei suoni buffi, ma ciò che davvero conta è che sia efficace e che, per dirla in modo semplice, faccia bene il proprio lavoro.
Foto | AJC1

Continua a leggere su GraphoMania: http://blog.graphe.it/2012/09/14/lingue-belle-lingue-brutte-lingue-funzionali#ixzz26cquzdkh

venerdì 17 agosto 2012

In Guatemala Facebook parla Kaqchikel, l'antica lingua dei Maya

da www.tmnews.it

Un progetto introduce l'idioma nel social network

Guatemala, (TMNews) - La difesa della lingua e della cultura di un popolo passa anche dalle nuove tecnologie. In Guatemala un progetto di recupero della tradizionale lingua indigena Kaqchikel si avvale dell'aiuto di Facebook, il più diffuso social network del mondo: l'idioma non è incluso tra i 70 previsti di default, ma una app sviluppata da un gruppo di esperti l'ha introdotto. L'idea risale agli anni 90, quando nella lingua hanno cominciato a fare il loro ingresso parole nuove, legate alla tecnologia: il progetto poi è diventato realtà, grazie al sostegno di organizzazioni non governative e collaboratori stranieri."La gente che non conosce bene il castigliano parla questa lingua e può capire meglio i messaggi, è un modo di promuovere e rafforzare la lingua" spiega Petronillo Pérez Lopez, presidente dell'Accademia delle lingue Maya del Guatemala. Nel Paese americano il 38% della popolazione è indigena e ci sono 22 lingue oltre al castigliano, che viene insegnato nelle scuole. Maribel, discendente dei Maya Kaqchikel, apprezza: per lei è un'occasione di riscoprire le sue origini: "Voglio imparare, perchè io che vengo da una famiglia che è praticamente indigena ma non so parlare la mia lingua, a scuola non ce la insegnano" spiega. Un primo passo tecnologico aiuta a preservare una cultura antica che rischia di scomparire.

giovedì 9 agosto 2012

L’esperanto compie 125 anni (e qualcuno ancora lo parla)

da www.tempi.it

luglio 26, 2012 Daniele Ciacci
Il 26 luglio del 1887, il linguista polacco Zamenhof pubblica in russo il suo ”Unua libro” (Primo libro), un saggio in cui mostra le basi famosa lingua artificiale.

Centoventicinque anni fa un oftalmologo, linguista e glottoteta polacco ha pubblicato la grammatica di una lingua artificiale. Una notizia che, presa così, non desta alcuna curiosità. Se non fosse che l’autore è Ludwik Lejzer Zamenhof e la lingua in questione è l’esperanto, l’idioma ausiliario internazionale più parlato al mondo, con il quale lo stesso Pontefice, tra gli altri, saluta durante l’Angelus. Il 26 luglio del 1887, il lituano-polacco – ma di origini ebree – Zamenhof pubblica in russo il suo Unua libro (Primo libro), un saggio edito a Varsavia in cui mostra le sedici regole base della nuova grammatica, novecento radici del vocabolario, due poesie, il Padre nostro e alcuni versetti biblici. Tutti, chiaramente, nella lingua universale, l’esperanto.

Oltre ai continui richiami alla dispersione post-babelica
, dalla biografia del linguista si nota che la necessità di creare un idioma comune e garante della pace nasce da esperienze personali. Zamenhof crebbe, infatti, a Bialystock, città polacca che nel 1859 era assoggettata al dominio zarista, ed abitata dai gruppi etnici più disparati: russi, ebrei, polacchi, lituani. Le distinzioni etniche portavano ad attriti, incomprensioni e non di rado sfociavano in tragedia. La possibilità di pervenire ad una pace globale non era un’illusione dettata dal buonismo, ma il vero desiderio fiorito dall’impatto con la crudezza del mondo. Nessuno dei tre figli di Zamenhof sopravvivrà alla seconda guerra mondiale: Adam è ucciso dai nazisti, Sofia e Lidia muoiono nel campo di sterminio di Treblinka.
La lingua progettata da Zamenhof è agglutinante. Non è flessiva (come il latino) e neppure fitta di preposizioni (vedi l’italiano). Unisce francese, spagnolo, tedesco, inglese, polacco, russo, greco, lituano, sanscrito, finlandese, ebraico e addirittura giapponese. L’esperanto, essendo creata a tavolino, ha il pregio di essere ultra-economica, senza variazioni dalla norma o verbi irregolari. Non esistono diverse desinenze per le persone dei verbi, ed è perciò facilissimo da apprendere. Per questa ragione, alcune scuole (specialmente inglesi ed ungheresi) hanno presto adottato il metodo Paderborn, descritto nell’omonima Università da Helmar Frank. Questa modalità d’apprendimento, che impone lo studio propedeutico dell’esperanto a una seconda lingua, dimostra una certa efficacia: i bambini imparano velocemente la prima lingua, e ancor più velocemente la seconda.

Ad oggi, non si ha un numero preciso dei fruitori dell’esperanto
, ma sono presenti associazioni nazionali in 70 paesi, e in 120 si hanno notizie di singoli fruitori. Chiaramente, la comunicazione nella suddetta lingua artificiale ha spazi di manovra molto ridotti rispetto all’idioma nazionale. In Brasile, ad esempio, sono molti a parlare l’esperanto. Anche in Cuba e in Cina, nonostante la forte pressione culturale, è presente una comunità di appassionati. A seguire, anche l’Ungheria, l’Inghilterra, l’Iran, il Madagascar e il Giappone concentrano una grande quantità di parlanti.

Leggi di Pi�: L'esperanto di Zamenhof compie centoventicinque anni | Tempi.it
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mercoledì 4 luglio 2012

Ucraina: russo lingua regionale ufficiale. Rissa in Parlamento

da it.euronews.com

Come ho letto sul Corriere della Sera le regioni che avrebbero il russo come lingua regionale ufficiale sarebbero 13 su 24.

04/07 02:13 CET
Il russo lingua ufficiale nelle regioni ucraine. Il controverso testo passa in seconda lettura e nel Parlamento di Kiev, così com’era successo per il primo voto il mese scorso, scoppia la rissa tra maggioranza e opposizione.
Con 248 voti a favore su 226 che erano necessari, il ddl voluto dal Partito delle Regioni, quello del Presidente Viktor Ianukovich, conferisce al russo lo status di lingua regionale ufficiale in gran parte del Paese, autorizzandone l’impiego nei servizi pubblici.
Un dispositivo che già il mese scorso aveva scatenato proteste di piazza tra sostenitori e detrattori.
Su circa 45 milioni di abitanti, tra il 30% e il 50% della popolazione ucraina considera il russo la propria lingua madre.
Secondo la nuova legge, tutti gli idiomi che a livello locale siano parlati da almeno il 10% della popolazione sono considerati lingue regionali. Secondo l’opposizione, l’approvazione del testo è una strategia del Capo dello Stato per consolidare l’elettorato filo-russo in vista delle legislative del prossimo ottobre.

domenica 17 giugno 2012

L'italiano non si taglia! Manifestazione radicale al Politecnico di Milano

di Giorgio Pagano

Siete invitati, tutti e ciascuno anche con le proprie famiglie, al Politecnico di Milano perché l'italiano non deve fare la fine del tibetano. Tutti coi forconi (gonfiabili, ovviamente) contro il genocidio linguistico degli italiani deciso al Politecnico milanese.
Sono centinaia e centinaia il libri italiani che verranno sostituiti da quelli inglesi.
Una cosa del genere non è mai accaduta in Europa né sotto occupazione nazista né nell'Europa dell'Est sotto il regime sovietico!
Tutto il sangue e le vite versate per la libertà degli italiani attraverso un Risorgimento, tre guerre d'Indipendenza Italiane, 2 guerre mondiali e una Resistenza anti fascista italiana... per ritrovarci discriminati come italiani nbelle nostre stesse università statali!
"E' una follia!" come ha dichiarato il Giudice della Corte Costituzionale Paolo Grossi.
Chiediamo a ciascuno, oltre alla partecipazione e adesione, di contribuire per quel che può, anche un euro, alle spese di manifestazione: striscione, cartelli, forconi (gonfiabili), gazebo, di trasporto, etc. facendolo all'indirizzo:
http://www.buonacausa.org/al-politecnico-per-difendere-litaliano

Per chi ha FB può aderire al'iniziativa qui:
http://www.facebook.com/events/333813060027875/

In barba a tutte le raccomandazioni del Consiglio Europeo in materia di multilinguismo, in barba all'articolo 3 della Costituzione Italiana, in barba alla lingua ed al futuro delle generazioni italiane, il Politecnico di Milano, con il benestare del Ministro Profumo, non intende più utilizzare la lingua italiana nei suoi Corsi di Laurea Magistrale, che saranno esclusivamente in lingua inglese.

La sottomissione linguistica del Rettore del PoliMi e di chi lo sostiene non può e non deve essere condivisa. Far studiare i nostri giovani solo in inglese, in una lingua a bassa definizione, com'è qualsiasi lingua che non sia la propria, porta ad uno scadimento della formazione stessa.
Così lo Stato, ma anche gli studenti, avranno da un'Università statale un doppio danno: una formazione scadente (già in atto peraltro con il passaggio al 3+2) e, insieme, ingegneri, architetti, disegnatori industriali di bassa qualità e privi del lessico professionale italiano atto a comunicare con connazionali e amministrazioni.
Per questo ci troveremo mercoledì 20 giugno dalle ore 10 alle 15 di fronte al Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci 32, per protestare contro questo provvedimento assassino della notra lingua.
Segnala la tua partecipazione all'indirizzo <info@democrazialinguistica.it
>

Qui il testo dell'appello a difesa della libertà d'insegnamento e apprendimento in lingua italiana sottoscritto da circa 300 tra professori e ricercatori del Politecnico.
http://www.democrazialinguistica.it/100/index.php/it/2011-11-23-21-02-19/77-notizieera/politica-e-lingue/525-appello-a-difesa-della-liberta-di-insegnamento

martedì 12 giugno 2012

Turchia, dall’anno prossimo a scuola si potrà studiare il curdo

da www.eilmensile.it

12 giugno 2012versione stampabile
Il premier turco Racep Erdogan ha da poco annunciato che il curdo si potrà studiare nelle scuole pubbliche del Paese.
BULENT KILIC/AFP/GettyImage
La notizia è stata diffusa dalla stampa turca. Erdogan ha tenuto un discorso davanti al gruppo parlamentare legato alla sua formazione politica, Akp, e ha confermato la notizia che da alcuni giorni aleggiava nelle pagine della stampa locale.
Dunque, dall’inizio del prossimo anno scolastico saranno previste 6 ore di corsi di curdo. Ovviamente è stato specificato che nessun alunno avrà l’obbligo di studiare la lingua curda, ma il corso sarà facoltativo.
Nel frattempo, però, si viene a sapere che nella giornata di ieri nella provincia di Sirnak, un violento scontro a fuoco fra i soldati turchi e i miliziani del Partito dei Lavoratori (Pkk), ha causato la morte di due militari.

lunedì 28 maggio 2012

Ogni anno 22mila stranieri vengono a studiare l'italiano

da www.ilmessaggero.it

Giro d'affari di 42 milioni

Turisti al Colosseo (foto Marco Zeppetella - Toiati)
ROMA – L'italiano è fra le prime cinque lingue studiate al mondo. Lo dimostrano i 22mila stranieri che ogni anno vengono nella Penisola per approfondirne gli aspetti linguistici e culturalistudiando nelle scuole Asils, l'associazione che riunisce le scuole di Italiano come "Lingua Seconda". Cresce in particolare la presenza di studenti dai paesi emergenti, soprattutto Russia e Brasile. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto interno dell'Asils, realizzato dal Centro Studi Turistici di Firenze, presentato venerdì a Roma, nel quale viene scattata una fotografia dello “studente tipo” dell'italiano.

L'italiano attrae soprattutto le donne e i giovani. Oltre i due terzi degli studenti sono donne (68,1%), mentre solo il 31,9% degli iscritti è di sesso maschile. Quasi il 60% è di età compresa fra i 18 e i 35 anni. Nel dettaglio, gli studenti fra 18 e 25 anni sono il 32,5%, mentre un altro 26,9% è costituito da giovani fra 26 e 35 anni. A seguire persone in età matura (36-50 anni, 18,1%) e anche un numero non trascurabile di ultracinquantenni (12,2%). Un altro 10,3% degli studenti è invece minorenne. Dal punto di vista occupazionale si tratta prevalentemente di studenti (il 43,4%), seguiti da impiegati (13,3%), professionisti (7,4%) e docenti (6,9%).

Letteratura, arte, design e moda sono fra i principali interessi culturali che spingono gli stranieri a venire in Italia per studiarne la lingua. L'amore per la cultura del nostro Paese e per il Made in Italy a 360 gradi è infatti la molla principale che spinge giovani stranieri a studiare l'italiano in una delle località della penisola, sostiene ancora il rapporto. Al secondo posto ci sono le motivazioni personali, mentre al terzo ragioni legate a fattori turistici: viaggiare nel Belpaese è un altro valido motivo per cimentarsi con l'italiano. La maggior parte degli studenti è costituita da persone che vogliono imparare l'italiano, mentre solo in percentuale minore si tratta di stranieri che puntano a migliorare la padronanza della nostra lingua.

Germania, Stati Uniti e Giappone. È da questi Paesi che arriva il maggior numero di studenti di lingua italiana. Complessivamente l'Europa si conferma il principale mercato di riferimento con un'incidenza del 63,5%. Nel dettaglio, il 52,3% degli studenti arriva dall'Europa dell'Ovest, l'11,2% dall'Europa dell'Est. Il 13,7% degli iscritti ai corsi di italiano nelle scuole Asils arriva da Usa e Canada, il 10,3% da Asia e Medio Oriente, l'8,7% da Messico e America centro-meridionale. Tra i primi dieci mercati di riferimento c'è una forte flessione degli studenti statunitensi (-46,1%) e un calo più leggero dei tedeschi (-6,7%), che pur si confermano primo mercato. Al contrario aumenta significativamente la presenza di studenti provenienti da Russia (+62,2%), Brasile (+37,8%), Svizzera (+28,6%), Austria (+18,7%), Francia (+13,4%).

Le regioni che attraggono più studenti sono Toscana, Lazio e Lombardia. In Toscana arrivano soprattutto statunitensi, tedeschi e svizzeri. Il Lazio è preferito da tedeschi, statunitensi, brasiliani e francesi, mentre in Lombardia si recano soprattutto russi, tedeschi e statunitensi. La permanenza media degli studenti in Italia è di circa un mese (3,8 settimane) e si concentra soprattutto in estate, con il trimestre luglio-settembre che raccoglie circa il 42,7% degli arrivi. Internet è il principale canale di iscrizione (39,7%), seguito dalle agenzie di intermediazione (39,7%). Gli studenti alloggiano preferibilmente in famiglie (33,7%) e in appartamenti (31,9%). Complessivamente, tra corso e alloggio, la spesa annua totale degli studenti è pari a circa 42,7 milioni di euro.
Sabato 26 Maggio 2012 - 19:14
Ultimo aggiornamento: Domenica 27 Maggio - 19:58
© RIPRODUZIONE RISERVATA

venerdì 25 maggio 2012

Rom e sinti sono due lingue «Quando toccherà al Veneto?»

da www.corriere.it

LA POLEMICA

Passa l'emendamento del Pd nella Commissione Esteri alla Camera. Il voto contrario della Lega Nord: prima si dovevano tutelare i nostri idiomi

ROMA - La commissione Affari esteri ha approvato quasi all'unanimità l'emendamento del Partito democratico sul riconoscimento delle lingue rom e sinti nel nostro Paese. L'unico voto contrario in merito è stato espresso dalla Lega Nord. «La Lega Nord si è sempre battuta in favore delle lingue locali intese come strumento di riconoscimento delle diverse identità territoriali, ma riteniamo che a dover essere tutelate siano le nostre lingue, come il piemontese e il veneto, e non quelle di minoranze che nulla hanno a che vedere con la cultura e le tradizioni dei nostri territori», scrivono in una nota congiunta il capogruppo della Lega Nord in commissione Affari esteri alla Camera, Stefano Allasia, e il deputato Davide Cavallotto. «A questo punto abbiamo chiesto di calendarizzare la proposta di legge Dozzo per il riconoscimento della lingua veneta e la proposta di legge Cavallotto per il riconoscimento di quella piemontese che, a detta di tutti, dovrebbero passare all'unanimità. Adesso vedremo se anche gli altri gruppi passeranno dalle parole ai fatti». (Ansa)

24 maggio 2012

Ucraina/ Legge su lingua russa porta il caos in parlamento

da www.tmnews.it

Opposizione vuole bloccare norma che innalza status lingua russa


      AFP
Roma, 25 mag. (TMNews) - Ieri sera sono volati ceffoni e pugni, oggi i deputati dell'opposizione bloccano i lavori della Rada, il parlamento ucraino - occupando fisicamente parte dell'emiciclo e il banco della presidenza - e minacciano battaglia ad oltranza: l'obiettivo è impedire la votazione su una legge che innalza lo status della lingua russa in una serie di regioni ucraine, essenzialmente nell'Est. Oggi il presidente dell'assemblea, Volodimir Litvin, ha proposto lo scioglimento della Rada e la convocazione di elezioni anticipate, ma l'idea è stata respinta. Lo stallo, dunque, rimane.

La legge della discordia amplia il possibile utilizzo della lingua russa in una serie di regioni, ad esempio consentendone l'uso nei tribunali e negli ospedali. Per il partito delle Regioni che fa capo al presidente Viktor Yanukovich (che aveva promesso il russo come seconda lingua ufficiale prima dell'elezione a presidente, poi ha fatto marcia indietro) si tratta di rafforzare i diritti delle minoranze linguistiche nel Paese. Per l'opposizione, invece, a cominciare dal partito Patria di Yulia Tymoshenko, è un modo per dare de facto al russo status di lingua ufficiale, quindi un attentato alla sovranità ucraina. E quando ieri è stata proposto il voto in prima lettura, è scoppiata la bagarre.

martedì 22 maggio 2012

La limba sarda rinasce nella rete Facebook

da lanuovasardegna.geolocal.it


Il social network di Mark Zuckerberg diventa «Su libru de sas caras» per gruppi e singoli che scrivono nelle diverse varianti dell’isola
di Luciano Piras
NUORO. «Sa limba sarda cada siat de sas variantes suas e sas àteras limbas de minòria faeddadas in Sardigna, non sunt galu mortas, su nessi in su mundu virtuale de su Libru de sas caras». Mario Antìogu Sanna, 40 anni, operatore linguistico di Sindia, non esita un secondo a tradurre in sardo Facebook. Su Libru de sas caras, il libro delle facce, proprio come il corrispettivo letterale inglese usato dal giovane studente americano Mark Zuckerberg.
Fondatore di un social network che ammazza le lingue minoritarie già sull'orlo del baratro, è l'accusa che gli muovono da tempo alcuni esperti di linguistica storica.
La community. «Macché... – contesta subito Mariantonietta Piga – comunicare in sardo in una comunità virtuale come quella di Facebook non solo aiuta a superare i soliti pregiudizi e le iniziali diffidenze, ma risulta essere sempre più naturale ed efficace».
Eppure anche lei, nuorese classe 1968, dal 2006 direttrice dell’Uls, s’Ufitziu de sa limba sarda della Provincia di Nuoro, era alquanto scettica fino all’anno scorso. Poi, l'11 marzo 2011, ha aperto la pagina intitolata allo sportello ed è stato un boom di contatti.
La scrittura. «Pochissimi scrivono in italiano, quasi tutti lo fanno in sardo – racconta –, ognuno scrive nella sua variante, a norma o a modo suo, e anche le discussioni e le chat vanno in sardo. Superando le remore della scrittura, si impara persino gli uni dagli altri, ci scambiamo le idee, i dubbi, i chiarimenti».
Del resto la missione dell’Uls è questa: «Fàghere a manera chi si che torret a faeddare e iscrìere in sardu». Fare in modo che si ritorni a parlare e a scrivere in sardo. E non è certo un caso se anche il sito internet dell’Ufitziu limbasarda.nuoro.it, interamente in sardo, ha registrato 15mila contatti nei primi tre mesi di attività.
La grammatica. «È chiaro che con un miliardo di utenti nel mondo, Facebook è una forza immensa – riprende Mario Antìogu Sanna –, di persone come di pensieri, di attività... ma anche di cazzate».
I pericoli, insomma, sono sempre in agguato. Eppure il rilancio della limba può passare proprio attraverso Facebook piuttosto che Twitter. Sempre che i puristi non abbiano nulla da ridire, dato che su internet la grammatica è sempre esposta ai venti del momento.
I pericoli. Un rischio che sottolinea e smonta allo stesso tempo Tore Sfodello: «Il dibattito “democratico” può creare confusione, è vero, ma non c’è dubbio che Facebook possa essere uno strumento divulgativo per salvare sa limba». Nato a Padru, 62 anni, da oltre quattro decenni residente a Sassari, già componente dell’Osservatorio regionale sulla lingua e la cultura della Sardegna, Sfodello a dire il vero non ci va matto per la rete del web.
La promozione. Questione di generazione, forse, ma da buon insegnante qual è stato, da sempre in prima linea sul fronte della limba (ha raccolto le firme per quella che oggi è la legge regionale 26 del 1997 “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”) riconosce che «Facebook è utilissimo, è uno degli strumenti più efficaci, ha una valenza straordinaria».
«Facebook è uno strumento mediatico in più per far veicolare il sardo», aggiunge Diego Corraine, nuorese, 63 anni, professore di letteratura italiana pioniere infaticabile della tutela della lingua sarda.
Fondatore e direttore della casa editrice Papiros, primo direttore dell’Ufitziu de sa limba sarda della Provincia di Nuoro, ora alla guida dello sportello Uls dell’Ogliastra. Ha tradotto in sardo decine di libri, soprattutto per ragazzi.
La koinè. «Non soltanto... – si associa Maria Vittoria Migaleddu Ajkabache –, l’utilizzo di queste nuove strumentazioni, per una lingua minoritaria come il sardo, è estremamente importante: primo perché consente di creare una community di persone che pur essendo lontane tra loro utilizzano una koinè, fatta da sardi che parlano ognuno con la propria variante; secondo perché strumenti come Facebook consentono il passaggio dall'oralità allo scritto e dunque mettono in risalto l'esigenza di avere una norma ortografica».
Sassarese di nascita, classe 1948, romana d'adozione, Migaleddu porta anche il cognome turco del marito, nato in Siria ma cresciuto in Libano.
Due lauree, una in Lettere moderne, l'altra in Pedagogia con tesi sul bilinguismo, un master in Glottodidattica, Migaleddu Ajkabache è da una vita che lavora nel campo della formazione e della scuola.
L’apprendimento. Per tre anni ha insegnato italiano al Cairo, in Egitto. Tornata in Italia, la Farnesina l’ha assegnata al settore cooperazione allo sviluppo, più tardi alla direzione generale alla cooperazione culturale. Convinta sostenitrice dei social network (ma anche dei blog), assicura che «mettere i testi scritti in rete permette a ciascuno di costruire il proprio percorso di conoscenza. Scrivere su Facebook è un modo naturale di imparare a farlo, lineare, così come funziona il nostro cervello, istintivo... ».
I pregiudizi. «Superate le prime remore – conferma Mariantonietta Piga –, Facebook ti permette di tirar fuori quello che hai ma non sai di avere. Il dibattito è sempre aperto, il clima frizzante e persino molto intelligente. In una comunità virtuale si supera anche la diffidenza» chiude.
«Anche se magari quello su Facebook è un sardo parlato male, pieno di errori» aggiunge il padre, Giovanni Piga. Poeta e narratore nugoresu, nato nel 1940, autore di una indimenticabile raccolta di liriche, “Frunzas” (2003), oramai pronto a dare alle stampe una nuova raccolta e un romanzo. Lui, il gioiellino di Zuckerberg lo usa «pro su pacu chi mi servit», ma riconosce che «è sicuramente un mezzo che attira i giovani, perciò può fare soltanto del bene a sa limba nostra».
La piattaforma. Con un potenziale che supera radio e televisioni messe insieme. Lo sostiene Francesco Merche, nugoresu de ratza de Oroteddi, nato a Oniferi nel 1944, precursore delle tv private, il primo in Sardegna ad aver mandato in onda un telegiornale in sardo, alla fine degli anni Ottanta.
Merche era allora direttore di Telesardegna. Ora conduce una trasmissione radiofonica, Oje in Sardigna, 55 interviste già trasmesse delle 88 previste, su Radio Nuoro Centrale.
«La comunicazione in sardo su Facebook ha un’aria di modernità che fa superare ogni scoglio, che zittisce anche sor malignos che dicono che il sardo vero ormai non lo sa parlare più nessuno». «Certo – attacca Diego Corraine –, se anche la piattaforma Facebook, ora in 80 lingue, fosse in sardo non sarebbe mica male... ».
La consapevolezza. «A dire il vero, Facebook mi sembra un mezzo fin troppo facile» avverte Loredana Rosenkranz, docente di Filosofia, in pensione da un anno e mezzo. Sessanta due anni, sassarese con chiara ascendenza austriaca, madre di Sassari, nonni campidanesi, è molto critica nei confronti di Facebook tanto da tenersene alla larga. «Non è affatto “democratico” – sostiene –, è uno strumento a “sovranità limitata”, inconsapevole per molte persone che ci giocano dentro... preferisco giri più ristretti, la mail list va benissimo». Questione di principi.
Eppure lei stessa, Rosenkranz, spesso coinvolta nella progettazione scaturita dopo la legge regionale 26 del ’97, è la prima a riconoscere che Facebook può essere un mezzo per “salvare” la limba. «L’importante è esserne consapevoli» sottolinea. E subito precisa: «Anche se per scrivere in sardo ci sono tante altre opportunità, per esempio i blog... ».
Twitter. Blog e siti interamente in sardo, del resto, ce ne sono parecchi e da parecchio tempo. Ma Facebook è altra cosa. Come altra cosa è Twitter, immediatissimo ma con spazi molto ristretti. A proposito: come si può tradurre Twitter in sardo? Semplice: «Ciu-Ciu, come cinguettio», dice Mario Antìogu Sanna dopo una veloce consultazione dei bocabolarios e mentre da Bosa si prepara a mandare in onda Diariu sardu, su Radio Planargia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
30 aprile 2012

domenica 13 maggio 2012

Lingue in via d'estinzione per salvarle si va sul web

da www.repubblica.it

CULTURE

Ogni 14 giorni muore un idioma e, di conseguenza, una cultura. Ma esistono comunità che chiedono aiuto alla tecnologia. E' il caso del Ktunaxa, parlato da una tribù di nativi dell'America nord-occidentale, e di tante altre di PAOLA ROSA ADRAGNA

ESISTE una lingua parlata solo da dodici persone. O meglio: esiste una lingua, antichissima e senza legami con altre lingue esistenti, che combatte l'estinzione con le armi della globalizzazione. Si tratta del Ktunaxa, parlato da alcune tribù di nativi che abitano nell'America nord-occidentale, tra il Montana, l'Idaho e la Columbia Britannica.

Secondo un censimento del 1990 i parlanti Ktunaxa erano poco meno di 400, ma i dodici che ne conservano strutture e lessico intatti appartengono soprattutto alla vecchia generazione. E nessun altro al mondo è capace di parlarlo. Il rischio è quello che, come successo al Kamassino (parlato fino a 30 anni fa in Russia, sui monti Urali) e a tante altre, la lingua possa estinguersi con la morte degli ultimi anziani.

Alcuni membri della comunità hanno così deciso di utilizzare la tecnologia per combattere questo pericolo. Stanno caricando su internet registrazioni, giochi interattivi per bambini e altro materiale trascritto da rendere fruibile a chiunque voglia imparare il Ktunaxa. Ci sono addirittura corsi di laurea online per gli adulti desiderosi di riscoprirlo.

La soluzione sembra delle più sensate visto che i giovani membri della comunità sono tutti nativi digitali. Grazie alla Rete poi, il materiale caricato è accessibile a chiunque, in qualunque posto si trovi. "Se non avessimo agito - spiega Marisa Philips, una delle 'conservatrici' - avremmo rischiato di perdere, non solo la nostra lingua, ma anche la nostra identità di nazione e popolo Ktunaxa".

La comunità, composta da circa 2000 persone, cerca così di riuscire dove altri hanno fallito. Quella zona d'America è stata infatti la tomba di numerose altre lingue indigene. "Cerchiamo di essere all'avanguardia e di pensare alle possibili cose da fare nel futuro per continuare a preservare la nostra cultura", afferma Don Maki, il direttore del consiglio nazionale.

E il Ktunaxa non è l'unica lingua che vede nella tecnologia una via di salvezza dall'estinzione. Esiste un'applicazione per iPhone che insegna la pronuncia delle parole in Tuvan, lingua di una popolazione nomade che vive tra Mongolia e Siberia. Per il Siletz Dee-ni (degli indiani d'America dell'Oregon) e per altre sette lingue in pericolo di estinzione, David Harrison, professore di linguistica allo Swarthmore College in Pennsylvania , con la collaborazione dei madrelingua ha prodotto e pubblicato sul web otto dizionari 'parlanti'.

Secondo la rivista National Geographic ogni 14 giorni muore una lingua. Tra cent'anni potrebbero essere scomparse la metà delle oltre 7000 lingue parlate oggi nel mondo, con la conseguente perdita di migliaia di culture. La tecnologia, accusata di uccidere le diversità, forse è l'unico modo per salvarle.
(09 maggio 2012) © Riproduzione riservata

sabato 12 maggio 2012

Come si dice “pastore” a chi non ha mai visto una pecora

da vaticaninsider.lastampa.it

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il popolo eschimese
Il popolo eschimese

Pubblicata in Canada la prima Bibbia in lingua eschimese

Maria Teresa Pontara Pederiva Roma

Quanti si sono trovati spiazzati al sentire nel Vangelo di Luca Gesù che dice “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto … quale padre  tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe? O se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione?”. Difficile immaginare di confondere un uovo con uno scorpione, ma una è la specie italiana, altra quella che troviamo in zone desertiche, dove il corpo è chiaro e rotondeggiante, ovoidale appunto.

Immaginate tra qualche anno, pressoché scomparsa in vaste aree del pianeta la cultura agricola e contadina, ma anche quella della pesca a carattere familiare, chi saprà realizzare cosa significhi separare il grano dalla zizzania, seminare di buon’ora, gettare la rete al largo, o chiudere il recinto delle pecore e via di questo passo.
E’ il problema precedente all’inculturazione del Vangelo: la sua lettura e comprensione all’interno di un mondo che cambia e che non è più quello di duemila anni fa. E allora provate ad immaginare cosa può capire di pecore, grano, vite e tralci chi è sempre vissuto tra i ghiacci artici e al pastore delle pecore deve associare tutt’al più il custode di una muta di cani da slitta?

E’ quanto hanno pensato alla Canadian Bible Society che in queste settimana ha pubblicato la prima traduzione in lingua inuktitut  della Bibbia, il libro più tradotto del mondo. L’inuktitut è la lingua del popolo inuit, o almeno quella più diffusa tra gli eschimesi della zona artica canadese, parlata ancora, secondo una stima recente, da circa 33 mila persone nei territori a nord del Quebec - una regione vasta come 15 volte la Gran Bretagna, dove la chiesa anglicana conta la diocesi più estesa del mondo - rimasta lingua orale per migliaia di anni finché un missionario anglicano, Edmund Peck, ne ha introdotto una versione scritta verso la fine del XIX secolo.

L’attuale traduzione integrale della Bibbia segue quella del solo Nuovo Testamento pubblicata nel 1991. Coordinatore del progetto, e anche traduttore insieme a don Jonah Allooloo, è stato il vescovo emerito Benjamin Arreak.

Seguendo le moderne teorie la scelta è stata quella di superare la traduzione letterale – non più accettata dagli esperti accademici – per scegliere una versione secondo l’ottica “funzionale”. Non traduzione di termini “alla lettera”, ma la trasmissione del significato dell’espressione, così da farsi capire innestandosi nella cultura di un popolo mentre si procede col racconto biblico.

Un’impresa non facile, ma assai richiesta dai fedeli, dicono gli estensori. Certo che indicare termini come cammello, pecore, capre, o anche solo alberi come il sicomoro o il melograno, a gente che per chilometri vede solo estensioni di ghiaccio e neve non è così immediato.  Eppure associando il pastore al custode della muta o un frutto ad un sapore simile e via dicendo sembrano esserci riusciti.

E pensare che la Nuova Traduzione del Messale inglese cattolico ha seguito esattamente il processo inverso, nell’ottica di una traduzione alla lettera il più fedele possibile al testo latino. Un’altra differenza tra le chiese.

giovedì 12 aprile 2012

La lingua perduta che sopravvive grazie ad un pugno di pescatori

da www.tmnews.it

Kumzari, parlata da poche migliaia di persone nell'Oman

Oman, (TMNews) - Un pugno di pescatori è l'unico depositario di una lingua preziosa, vecchia di secoli, di cui non esiste traccia scritta. Il suo nome è Kumzari ed è parlata da poche migliaia di persone, fra cui gli abitanti del villaggio di Kumzar sullo Stretto di Ormuz, nell'Oman. In questa zona strategica transita un terzo del petrolio trasportato via mare nel mondo, ma i 4.000 abitanti di Kumzar vivono in un tempo che sembra sospeso."Sono 500 anni che viviamo così - racconta Zaid, pescatore - le persone passano tutta la loro vita in mare e col mare si guadagnano da vivere". Sono soprattutto i pescatori a mantenere la tradizione dell'antico idioma che mischia una forte impronta iraniana con decine di altre lingue, almeno 45 secondo gli studiosi."Nella lingua Kumzari c'è del portoghese, francese, indiano", racconta Mohamad Abduallah che, come la maggior parte dei giovani qui parla arabo. Una tendenza, acuita dall'arrivo di Internet e della televisione, che rischia di far dimenticare per sempre questa lingua. La questione è stata presa a cuore da un linguista canadese che ha cominciato a scrivere un dizionario di Kumzar, per lasciare traccia scritta di questa lingua tramandata solo per via orale da secoli e di cui non esiste una letteratura.(immagini AFP)

martedì 13 marzo 2012

Lingue straniere, le donne più "internazionali" ma tutti sognano di imparare il cinese

da www.repubblica.it

LA RICERCA

Lo studio dell'Eurispes tra i frequentatori delle biblioteche romane mette in luce il rapporto tra i cittadini della Capitale e gli altri idiomi. Quasi tutti parlano una o due lingue del nostro continente ma vorrebbero apprendere un idioma extraeuropeo. Gettonati anche l'arabo, il giapponese e il russo

di LUCA MONACO

Quasi tutti parlano l'inglese, eppure i romani che frequentano le biblioteche comunali, sognano di imparare almeno una lingua extraeuropea: il cinese, l'arabo, il giapponese e il russo. Secondo una ricerca effettuata dall'Eurispes su un campione di mille persone intervistate in 28 delle 34 biblioteche gestite dal Comune di Roma, il 92 per cento degli utenti conosce l'inglese, il 42 per cento parla il francese, il 26 per cento sa esprimersi in spagnolo, e il 9,1 per cento in tedesco.

In assoluto, le donne sembrano avere un marcia in più rispetto ai maschi: il 57 per cento infatti, conosce almeno altre due lingue oltre all'italiano (contro il 43,5 degli uomini), il 21,8 per cento ne conosce persino tre.

Si tratta di uno studio utile a ricordare alla cittadinanza che, "in questa Europa dove si parla sempre di soldi - afferma la direttrice del Goethe institut Susanne Hoehn - ci si dimentica troppo spesso che invece l'Unione europea è prima di tutto un progetto culturale". Un'opinione condivisa anche dal presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara, che ha ricordato come quest'ultimo sia un processo lungo. "E in questo quadro - ha scherzato Fara - ci si accontenterebbe anche solo che i nostri studenti nelle scuole riuscissero ad apprendere a dovere almeno la lingua italiana".

Una battuta, ma non troppo. E a questo proposito, il presidente delle Biblioteche di Roma Francesco Antonelli, preannuncia che "a breve partirà un progetto in collaborazione con l'assessorato all'Educazione e ai Giovani di Roma Capitale diretto da Gianluigi De Palo: andremo in tutti gli istituti per garantire agli studenti delle scuole romane la possibilità di iscriversi in classe alla biblioteca più vicina alla propria abitazione. Un bel modo per promuovere la cultura, non vi sembra?".

Ma tornando alla ricerca, il dato che colpisce di più resta quello relativo al desiderio degli intervistati (tra il 4 e il 14 ottobre) di imparare almeno una lingua extraeuropea: il 40,8 per cento sogna di poter parlare presto il cinese, il 32 per cento l'arabo, il 24,8 per cento il giapponese e il 15,7 per cento il russo. Si tratta comunque di persone con un livello di preparazione "medio-alta - spiega Fara - oltre la metà delle quali (55,9 per cento) sono impiegati o insegnanti".

(12 marzo 2012) © Riproduzione riservata

lunedì 20 febbraio 2012

Lingue a rischio estinzione Arrivano i "dizionari parlanti"

da www.repubblica.it

IL CASO

Parole pronunciate dagli ultimi membri di comunità remote, trascritte e documentate con file audio per preservare idiomi quasi ignoti, che rischiano di scomparire, col loro bagaglio di cultura e tradizioni. Otto nuove raccolte presentate dal progetto Enduring Voices del National Geographic di ALESSIA MANFREDI

IN quanti modi si può dire "casa", "sonno", descrivere l'estate o la neve? Sono quasi settemila le lingue parlate oggi sulla Terra, metà delle quali potrebbe sparire entro la fine del secolo. Con loro, se ne andrebbe un patrimonio di conoscenza ricchissimo, in grado di aprire le porte di mondi remoti, con le loro tradizioni e culture.

In soccorso arriva ora la tecnologia digitale con i "dizionari parlanti", per documentare parole e termini che stanno sparendo, parlati ormai solo da piccole comunità. Otto nuovi vocabolari "sonori" sono stati presentati al meeting annuale dell'American association for the advancement of sciences, la più grande kermesse scientifica che quest'anno viene ospitata a Vancouver, in Canada. E dedica un focus speciale all'uso del digitale per salvare le lingue. Alcune di queste raccolte rappresentano le prime testimonianze - scritte e parlate - di una lingua.

Sullo strumento scommettono David Harrison e Gregory Anderson, linguisti del progetto 'Enduring Voices 1' curato da National Geographic. Si sono spinti fino agli angoli più appartati della Terra, visitando i luoghi più a rischio in cerca degli ultimi custodi di idiomi quasi spariti. Hanno registrato, fotografato, raccolto documenti per compilare i loro dizionari. E la loro tenacia ha fatto la differenza: nel 2010 hanno annunciato di aver registrato i primi documenti del Koro, una lingua in pericolo parlata ormai solo da poche centinaia di persone nell'India nordorientale.

Oggi al Koro si aggiungono altre otto lingue salvate dall'oblio: otto dizionari consultabili online per un totale di 32mila termini, oltre 24mila registrazioni audio di madrelingua che pronunciano parole e frasi, oltre a fotografie e oggetti culturali. In fondo "è uno degli aspetti positivi della globalizzazione", spiega Harrison, professore di linguistica al Swarthmore college: "le comunità linguistiche in pericolo stanno adottando la tecnologia digitale per aiutarne la sopravvivenza e far sì che la loro voce venga udita nel mondo". E per scongiurare che in un futuro non remoto le uniche culture rimaste siano quelle espresse dalle lingue predominanti.

Il primo degli otto dizionari, prodotti dal progetto di National Geographic e dal Living Tongues Institute for Endangered Languages, con l'appoggio di altri istituti e comunità, documenta la lingua Siletz Dee-ni 2, idioma nativo americano parlato in Oregon. Segue il Matukar Panau 3, parlato in Papua Nuova Guinea ormai solo da 600 persone, racchiuse in due soli villaggi: tre anni fa ne vennero raccolte le prime testimonianze e da allora la comunità ha chiesto che la lingua fosse messa su Internet, senza neppure sapere cosa fosse la Rete.

Oltre al Matukar, un altro dizionario parlante svela il Chamacoco 4, un linguaggio di un remoto deserto del Paraguay, parlato da 1.200 persone, di cui sono state trascritte 912 parole e altrettanti file audio. Un altro "volume" è dedicato al Remo, 5lingua indiana di cui si sa molto poco. Anche il Sora 6, linguaggio tribale indiano a forte rischio di estinzione, è documentato nel progetto con 453 lemmi e altrettanti file audio, ma la raccolta è in continua espansione. Per l'Ho 7, altra lingua tribale indiana, al momento ci sono circa 3mila termini e file audio mentre il dizionario del Tuvan 8, parlato in Siberia e Mongolia, ne conta oltre 7.400, con quasi 3mila audio. L'ottavo dizionario è per le lingue celtiche e ne seguiranno altri, ancora in via di compilazione.

Non sono solo parole e grammatica a perdersi quando muore una lingua, ma una rete di storie che mettono in contatto tutte le persone che usano ed hanno usato in passato quella lingua, ricordava il linguista Anthony Aristar. Ed è un processo che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi anni: si calcola che ogni 15 giorni ne scompaia una, un ritmo d'estinzione superiore a quello di uccelli, mammiferi e piante.

(17 febbraio 2012) © Riproduzione riservata