venerdì 23 ottobre 2015

LA SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

(da www.esteri.it)

Per la XV edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che avrà luogo dal 19 al 24 ottobre 2015, il tema prescelto è “”Italiano della musica, musica dell’Italiano”.
Nel 2014, nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, la Direzione Generale ha avviato una riflessione sistemica sulle industrie culturali in Italia, con il tema Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale” (20-25 ottobre 2014). La distribuzione geografica degli eventi è stata la seguente: 324 eventi nell’Unione Europea, 153 nell’Europa extra UE, 144 in Asia e Oceania, 88 nel Mediterraneo e Medio Oriente, 67 in Africa Subsahariana.
Nel 2013, intorno al tema “Ricerca, Scoperta, Innovazione: l’Italia dei Saperi”, che ha sottolineato la centralità di scienza e tecnologia nella cultura italiana, sono state organizzate 1200 iniziative da 153 sedi – Istituti Italiani di Cultura, Consolati e Ambasciate – in 102 Paesi.
Cos'è la Settimana della Lingua
La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è l’evento di promozione dell’italiano come grande lingua di cultura classica e contemporanea, che la rete culturale e diplomatica della Farnesina organizza ogni anno, nella terza settimana di ottobre, intorno a un tema che serve da filo rosso per conferenze, mostre e spettacoli, incontri con scrittori e personalità.
Nata nel 2001 da un’intesa tra la Farnesina e l’Accademia della Crusca, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica la Settimana si è sviluppata di edizione in edizione, coinvolgendo, oltre agli Istituti Italiani di Cultura, anche Ambasciate e Consolati. Stabile è la collaborazione con le Ambasciate della Confederazione svizzera, in cui l’italiano è una delle lingue ufficiali. 

Unione Europea, i concorsi devono essere multilingue

28/09/2015
Rivincita di Italia e Spagna: l’uso del solo inglese, francese o tedesco è discriminatorio nei confronti di candidati di altra nazionalità che vogliono partecipare ai bandi di concorso generali per l’assunzione di amministratori e di assistenti in istituzioni dell’Unione Europea. È quanto ha stabilito il Tribunale dell’Unione Europea, con la sentenza sulle cause riunite T- 124/13 e T-191/13.

Il caso

La vicenda scaturisce dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea ad opera dell’Epso (Ufficio europeo di selezione del personale) di alcuni bandi per la costituzione di elenchi di riserva per l’assunzione di assistenti e amministratori. Come condizioni di ammissione ai diversi concorsi, i bandi richiedevano, oltre a una «conoscenza approfondita» di una delle lingue ufficiali dell’Unione, «una conoscenza soddisfacente» di un’altra lingua, che sarebbe stata inoltre quella di comunicazione con l’Epso, da scegliere tra l’inglese, il francese o il tedesco. La limitazione al trilinguismo veniva giustificata sulla base dell’interesse del servizio in base a cui si richiede ai colleghi neoassunti di essere immediatamente operativi e capaci di comunicare efficacemente nel lavoro quotidiano, con il rischio altrimenti di pregiudicare «il funzionamento efficiente delle istituzioni».

A contestare l’imposto trilinguismo è stata l’Italia, seguita poi dalla Spagna, le quali hanno chiesto dinanzi ai giudici europei di annullare i bandi in questione, in quanto discriminatori. Violazione del regolamento n.1/1958. Gli eurogiudici, respingendo le obiezioni della Commissione Europea secondo cui le tre lingue menzionate sono le lingue principali delle deliberazioni delle istituzioni europee, decidono di accogliere i ricorsi dei due Stati membri, sul fondamento che i bandi di concorso violano il regolamento europeo n.1/1958 che disciplina il regime linguistico dell’UE.

Se è vero che i regolamenti interni prevedono la possibilità per le istituzioni europee di fissare alcune modalità del proprio regime linguistico, tuttavia lo devono fare mediante un regolamento interno e non con un bando di concorso. Infatti, «non è sufficiente difendere il principio sotteso a tale limitazione facendo riferimento al gran numero di lingue riconosciuto all’art. 1, regolamento n. 1 come lingue ufficiali e di lavoro dell’Unione e alla necessità che ne deriva di scegliere un numero più ristretto di lingue, o addirittura una sola, come lingue di comunicazione interna o “lingue veicolari”» afferma l’organo giurisdizione comunitario, il quale aggiunge che «è necessario giustificare oggettivamente la scelta di una o più lingue specifiche ad esclusione di tutte le altre», circostanza che l’Epso e la Commissione europea hanno omesso di fare, non dimostrando che la limitazione linguistica risponda all’interesse del servizio.

Pertanto, se mancano obbiettivi motivi giustificativi del trilinguismo, devono essere garantiti pari dignità e pari trattamento a tutte le 23 lingue ufficialmente riconosciute dai 28 Stati membri. È dunque evidente, secondo i giudici di Lussemburgo, che l’obbligo linguistico imposto nei suddetti bandi violi il principio di non discriminazione (a cui tutte le istituzioni si devono ispirare), poiché finisce per avvantaggiare i candidati di nazionalità degli Stati in cui si parlano le lingue prescelte rispetto agli altri cittadini europei senza che necessariamente i primi siano migliori. Per questi motivi, Il Tribunale dell’Unione Europea annulla i tre bandi: una rivincita per Italia e Spagna.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it